Scambio di copia #3

Tatjana Giorcelli & Davide Pietroforte

quello che rimane
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quello che rimane

Quello che rimane, Paula Fox, Fazi Editore |  Tatjana Giorcelli

“Questo non è un romanzo per single”, così dovrebbe riportare la fascetta che abbraccia questo libro, strizzando l’occhio ai fratelli Coen e a Magritte nello stesso tempo, facendo letteralmente mandare fuori di testa almeno uno dei personaggi del romanzo che “soffre di disperazione da cultura”.

Questo non è un romanzo per single: non è per chi crede nell’amore puro e assoluto, nelle parole dolci e nei sorrisi teneri appena svegli e, attenzione, potrebbe causare danni irreversibili ai convinti sostenitori dell’amore romantico.

Questo romanzo è, al contrario, un’ottima e illuminante lettura per chi, vivendo in coppia, è consapevole dell’esistenza del dualismo dei sentimenti, della coesistenza di ferocia e volontà di far soffrire con tenerezza e comprensione, o compassione, insomma questo libro è per quei lettori che sanno cosa vuol dire dormire e mangiare con una persona per anni, anzi, decenni.

Paula Fox in “Quello che rimane” prende uno spaccato della vita di una coppia di borghesi newyorkesi ricchi e annoiati, lo seziona, lo scandaglia, lo passa al setaccio restituendo al lettore gli scheletri di una donna e un uomo fatti di paura, pregiudizi, meschinità e debolezze.  

L’autrice si concentra sul personaggio femminile di Sophie, donna all’apparenza contenuta ed  equilibrata, dedita al marito e alla sua casa, troppo pigra per lavorare, troppo annoiata per frequentare con gioia gli amici, la racconta al lettore iniziando dai pochi minuti che precedono un piccolo incidente: l’aggressione da parte di un gatto randagio. Questi piccolo evento determinerà lo sgretolarsi della vita del personaggio, l’apertura di un vaso di pandora della narrazione: la vita di Sophia non sarà più la stessa, il fragile equilibrio che manteneva in piedi la coppia salterà permettendo all’autrice di iniziare a svelare i pensieri, il passato della donna consentendo così al lettore di spiare nella vita di Sophie.

Nel romanzo vengono citati tanti personaggi, ognuno funzionale alla narrazione di Sophie, in grado di far emergere tante nuove sfaccettature del suo complesso personaggio.

Esiste però un altro “personaggio” fondamentale: la casa.

Ultimo avamposto della vita borghese, è l’entità che apre il romanzo con la descrizione del cibo messo in tavola per la cena e dei suoi arredi, è ciò che si contrappone e limita la vista e la percezione della povertà di chi vive fuori dalle sue mura e circonda l’appartamento della coppia. La casa è il simbolo dell’agiatezza e della sicurezza, mentre l’esterno, che riesce a far breccia nella loro vita per colpa di un momento di debolezza verso un gatto, rappresenta il pericolo e il contagio. Ed è proprio la casa il “personaggio” che viene violato e compromesso e che ha il compito di chiudere il romanzo.

E’ evidente la cura maniacale dell’autrice verso la scelta delle parole e delle frasi che costituiscono la vera forza del romanzo e che sono quasi la sommatoria di tanti piccoli racconti perfettamente in grado di esistere anche singolarmente. Non posso non riportarvi un passaggio incredibile: “In quella stanza c’era un evidente confusione nel funzionamento dei sensi. L’odore diventava colore, il colore diventava odore. Il muto fissava il muto così intensamente che avrebbero potuto ascoltarsi con gli occhi, e l’ascolto diventava innaturalmente acuto, pur nella sola attesa delle famigliari sillabe dei cognomi. Il gusto moriva, le bocche si aprivano nel malsano tepore dell’attesa” (p. 143)

Per chiudere: mi è stato consigliato un gran bel romanzo, che, ripensandoci tra qualche tempo, potrei confondere con un film di Allen. Una cosa è certa: mai più un altro libro da recensire se ha la prefazione a cura di Franzen 🙂

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Ragazze elettriche, Naomi Alderman, Nottetempo | Davide Pietroforte

Guardate Misfits. Guardate anche Sense8 e poi leggete Il Secondo Sesso di Simone De Bauvoir. A questo punto, e solo a questo punto, potreste affrontare questo libro partendo dai suoi due più importanti elementi: la storia di fantascienza urbana narrata dal punto di vista di diversi personaggi, e la parabola sul potere (superpotere in questi casi) e come può cambiare donne, uomini, i rapporti e le subalternità. Un mondo che è il nostro stesso mondo, solo che all’improvviso tutte le adolescenti (ed in seguito tutte le donne) sviluppano la capacità di emettere scariche elettriche dalle mani, accumulando questa forza in una matassa tra le clavicole.

Naomi Alderman tratteggia con grande abilità questo scenario di guerra tra i sessi, di rivalsa di un genere verso un altro che porta ad un conflitto globale, muovendo i propri personaggi, tutti molto rappresentativi, tra violenze, rivolte, postverità ed estremismi, con l’ossessivo interrogativo su cosa sia il potere, su come il potere ci cambi nel profondo, spesso verso oscuri sentieri. Una scarica letteraria che vi atterrirà e galvanizzerà.

Si ringraziano la libreria Alicante e la libreria Ubik di Bolzano per il gentile prestito dei libri!

Tatjana Giorcelli | Nasce nel 1978 a Torino da genitori fricchettoni. Se il destino è scritto nel nome lei deve tutto ad una bambina logorroica che ha ispirato la madre sulla strada per l’anagrafe. Cresce tra manifestazioni, piazzole di camping e viaggi a Berino Est. 

Muove i suoi primi passi nel mondo dei libri con la lettura della domenica mattina delle fiabe italiane di Italo Calvino e le musicassette di fiabe nel mangianastri. Crescendo cerca poesia nella microbiologia ma cede alla letteratura, sua vera passione. Si innamora di Zola e Fenoglio prima, di Cortazar, Fuentes ed Amado poi… fino a prendere una tardiva sbandata per Steinbeck e Franzen. Si perde nei romanzi noir di Izzo e Carlotto e coltiva una passione smodata per la letteratura pulp.

E’ mamma di una bambina che si chiama Frida che adora Bowie e di una associazione culturale che si chiama Babelica che adora la cultura con la “c” minuscola.

Le piace parlare della comune di Parigi, del primo maggio che è “un po’ come Natale” e organizzare viaggi anche se poi non potrà partire.

Davide Pietroforte | Da  “Toti e Tata” ai panzerotti della nonna, Davide Pietroforte è il pugliese che tutti vorrebbero incontrare. Libraio e poeta, si perde alla ricerca di grandi autori (che poi trova). Vive a Bolzano, gira dal Giappone a Timbuctu, passando per gli USA. Per questa ragione è facile sentirne parlare, è bello poterlo leggere, è difficile stringergli la mano. Massimo esperto nello studio del fenomeno della resilienza dei dialetti del regno di Napoli al sudtirolese, e viceversa, ha fatto della curiosità e dell’attenzione i tratti distintivi della sua professionalità. 

Leggerlo per credere.

 

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