La parola Gaza

Dialogo con gli autori
Partecipano: Marco Lupo, Luciano Funetta, Maria Teresa Rovitto, Livio Santoro, Alfredo Zucchi
 
Si può fare ancora poesia dopo Auschwitz?
 
Il filosofo T.W. Adorno interrogava sé stesso e l’umanità intera, pochi anni dopo la Liberazione, sull’impossibilità dell’arte di fronte all’orrore estremo. Quando una forma d’arte fatta di metafore e allusioni, sembrava inadatta a testimoniare l’industrializzazione dell’omicidio.
 

Allora, come si può raccontare l’orrore del reale e la bellezza di chi resiste?

Lo stesso problema si pone oggi: come cambia la scrittura durante il genocidio a Gaza, mentre le fondamenta su cui poggiano le società occidentali (democrazia, diritto internazionale, stato di diritto) sembrano crollare?
 
Da un lato un piano di sterminio e conquista perpetrato alla luce delle sole, dall’altro le storie di chi lotta e sopravvive tra le macerie.
 
Quale tipo di scrittura – al di là delle narrazioni visive e social, fatte dai grandi network di parte così come da chi vive Gaza – è in grado di raccontare questo Male?
 

Cinque autori s’interrogano sulla necessità di riarticolare le pratiche di Resistenza in letteratura.