BARRIERE (2016) | Fences

una recensione a cura di Liliana Giustetto

Denzel Washington alla regia si sceglie un ruolo ben difficile.
Troy Maxson è un uomo duro, carico di ignoranza e pregiudizi, senza gli strumenti per cercare di evolversi, che sembra fare sempre la scelta sbagliata. Interpretando una sorta di mascolinità tossica.

Viola Davis interpreta la moglie, Rose Lee Maxson, una donna che, al contrario del marito, provenendo dallo stesso substrato sociale, ha saputo elaborare gli accadimenti e le possibilità che la vita gli ha offerto e sembra veramente che sappia sempre qual è la cosa giusta da fare.

Raro caso in cui, in un film con protagonista maschile, la donna non è una statuina, di bella presenza e accondiscendente, ma una donna che non usa altro che la sua intelligenza emotiva per districarsi nel labirinto della vita.

Viola Davis ha vinto oltre che l’Oscar per migliore attrice non protagonista, ogni altro tipo di premio, meritatamente.

Una storia che potrebbe tranquillamente passare inosservata, con dei bei personaggi, anche se poco delineati, che fanno prendere una bella direzione al racconto.

Belle le scene in cui il protagonista canta le canzoni di suo padre, tramandandole ai figli.
Bellissima la fotografia, fatta di interni di una umile casa e di esterni che sembrano cartoline d’epoca.
La Davis recita in maniera così toccante che ci sembra che le sofferenze di Rose passino direttamente dentro le nostre vene.

Troy Maxson lavora a Pittsburgh, negli anni 50, come addetto alla rimozione dei rifiuti.
Ha vissuto un’adolescenza fra le più dure, scontrandosi a 14 anni con il padre e diventando uomo in quel momento. Dopo aver sfornato un figlio, Lyons, e aver iniziato a rubare per mantenere lui e la moglie, finisce in carcere perdendo così sia la donna che il bambino.
Una volta uscito, decide di mettersi in riga, si risposa ed ha un altro figlio, di nome Cory.

In carcere era diventato un ottimo giocatore di baseball, ma il colore della sua pelle lo ha fatto escludere dalle varie squadre; sta giocando un’antica partita con la morte che più volte gli si è presentata davanti.
Vive del suo lavoro e grazie al sostegno del risarcimento che ha ottenuto suo fratello, un minorato della guerra, Gabe.

Ama sua moglie e ci tiene a compiere i suoi doveri coniugali.
Si sta impegnando molto per costruire lo steccato per il giardino, che la moglie desidera da tanto, “barriere”, “fences”, per tenere fuori gli estranei, per tenere dentro chi si ama.
Ritiene di essere “tenuto” a dare un tetto, degli abiti e del cibo al figlio minore, è sempre in conflitto con il figlio maggiore, che regolarmente viene a battere cassa il giorno di paga e sfrutta la piccola pensione del fratello Gabe per mandare avanti la baracca.

Quando Cory, il ragazzo più giovane, dichiara di essere stato scelto per giocare in un campionato di baseball, riceve la più feroce delle reazioni e il divieto assoluto di continuare a giocare.

Vista dalla parte del padre, questa cosa è un risparmiargli le umiliazioni che ha dovuto subire lui, per il figlio è una decisione incomprensibile e crudele.

Per fortuna in casa c’è Rose, la moglie; con il suo senso della giustizia riesce a far funzionare le cose per tutti, a costo di grandi sacrifici.
Troy pensa che quello sia tutto il suo dovere, per il resto si concede abbondanti bevute e anche una nuova giovane donna che gli permette di distrarsi dalla vita quotidiana.

Quando, da questa relazione, nasce una bambina e nel contempo muore la ragazza che l’ha partorita, Rose, ancora incapace di credere di essere stata tradita, dopo tanta dedizione, ha il coraggio e la forza di accettare di farsene carico e farle da madre.
Ma Troy dovrà rinunciare a lei come moglie.

Dopo sei anni, Cory ritorna a casa, per la prima volta, dall’esercito dove si era arruolato pur di scappare da quella casa infernale, per stare vicino alla famiglia dopo che il padre è morto di infarto.
La sua decisione però è quella di non andare al funerale per riuscire finalmente a dire una volta di no alla figura paterna e a ristabilire un equilibrio nella propria vita.

Rose, ancora una volta, ha le parole giuste per convincerlo che non sarà il fatto di evitare il funerale di suo padre che riuscirà a farlo diventare un uomo completo. Dovrà trovare un altro modo perché questo accada.
Nel contempo riesce a spiegare a tutti che cosa l’ha spinta a rimanere accanto a quell’uomo che aveva tanto amato e che l’aveva fatta, così tanto, soffrire.

E come per una piccola magia, la morte aveva finalmente vinto la battaglia con Troy e le porte del Paradiso si erano aperte grazie alla tromba di Gabe.

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