BELFAST | Un racconto leggero di vicende drammatiche

Regia: Kenneth Branagh

Anno: 2021

Produzione: Regno Unito

una recensione a cura di Liliana Giustetto

Kenneth Branagh porta in sala un film di formazione con spunti autobiografici, imperniato sulla dolcezza e sugli affetti familiari, pieno di amore, di ricordi, di nostalgia.
Il film si apre a colori sull’immagine di Belfast per poi passare ad un bianco e nero luminoso in cui Buddy, un bambino di 9 anni, alter ego di Kenneth Branagh, nell’agosto del 1969 vive con due nonni e due genitori che adora ed ha una cotta per una compagna di scuola.

Una storia simile a quella di tanti bambini in quell’epoca, a parte il fatto che Buddy appartiene ad una famiglia protestante, in un quartiere misto, nel bel mezzo degli scontri sullo sfondo dei conflitti nordirlandesi, i famosi “troubles”.
Un posto dove non si erano mai sentite le differenze di credo e dove tutti vivevano in armonia, conoscendosi da sempre.
La città è vista con inquadrature ad altezza di bambino, quel bambino biondo con gli occhi azzurri, gioioso ed ingenuo come deve essere stato Branagh all’epoca, per cui la più alta forma di rivoluzione sta nel cimentarsi a rubare dolci in un negozio, istigato da una ragazza più grande.
Come nella frase del padre che Buddy amava finire: “fai il bravo, e se non puoi fare il bravo… fai attenzione”.

Lui e i suoi amici non capiscono la reale portata di ciò che gli sta accadendo intorno, il regista non vuole puntare direttamente a quell’argomento ma ne parla secondo la sensazione degli adolescenti e degli adulti che li circondano.
Dove il vero spiazzamento non si trova nella battaglia politica ma nella rivoluzione che sta per avvenire nei rapporti interpersonali, con la gente del quartiere, che si conosce da sempre e nel pericolo di doversi allontanare dai propri familiari.

Questo periodo storico, per i bambini, gira attorno al fatto che è diventato più difficile vivere nell’abbraccio rassicurante del vicinato e della famiglia senza incorrere in rischi che neppure capiscono.
Per gli adulti, è iniziare a temere i vicini di casa e valutare di lasciare l’amata città dove tutti sono nati e la famiglia, non solo per migliorare economicamente ma anche per non dover sottostare alle richieste dei prepotenti facinorosi.

Belfast è in tutto e per tutto una dichiarazione d’amore per la cultura e lo spirito tipicamente irlandesi, fatta anche di balli improvvisati in strada e di bevute della domenica, di film visti al cinema con la famiglia o in televisione, sognando, forse, l’America, dove tanti irlandesi erano emigrati.

Nel frattempo, i racconti di vita e dell’amore fra un uomo e una donna, fatti dal nonno, guidano Buddy ad esplorare il suo primo amore e a fare i primi passi per diventare un uomo.

Ma purtroppo gli eventi fanno sì che anche le cose semplici come bighellonare, giocare in strada o anche innamorarsi, comincino ad essere complicate.
Un film che lascia un senso di leggerezza, nonostante le difficoltà ed i lutti, porgendo una mano al futuro che porterà cambiamenti e non drammi, come il regista ci vuole far intendere ripercorrendo, con tenerezza, la fine della sua infanzia.

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