Lead & Lithium. Metallo nella pancia.

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Oggi si parla di gente che aveva il metallo nella pancia. Gente che bruciava (verbo transitivo ed intransitivo allo stesso tempo). Gente che ha cambiato la musica in maniera irreversibile. Parliamo di Rock e di Grunge, parliamo di Seattle e dei suoi numerosi figli; figli di un meteo inclemente (là piove circa 300 giorni l’anno) di un grigio esteriore che si riflette in una pulsione interiore forte ed incontrollabile e – come spesso accade –  la noia ed il male di vivere trovano la loro valvola di sfogo nella musica.

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A Million Miles Away. Separati da un oceano.

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Will the Circle be Unbroken?
Ovvero: “Il cerchio si chiuderà?”

La risposta è affermativa. La musica popolare, dopo essere partita dall’Africa e dal vecchio continente, sulle navi degli schiavi e degli emigranti, dopo essersi radicata in America ed aver dato origine a numerosi figli, ritorna all’ovile.

Il Folk Blues fa la sua entrata trionfante – finalmente – in Europa, a cavallo degli anni 60; qui troverà nuova linfa vitale e nuove energie per evolversi ulteriormente ed attraversare ancora l’oceano per imporsi in lungo e in largo.

In quegli anni – in America – i grandi bluesman vivono un periodo di difficoltà e, in parte, di oblio; la loro musica è oramai considerata vecchia, soppiantata proprio dai nuovi germogli a cui quelle forti radici avevano dato vita. Anche se ben presto verrà riscoperta e valorizzata nuovamente.

Nello stesso periodo, in Inghilterra, Lonnie Donegan è famoso per i suoi “Skiffle”, i Beatles muovono i loro primi passi ed assieme a loro i Rolling Stones. Proprio questi ultimi non nascondono di trarre ispirazione profonda dalla Roots music della prima metà del secolo scorso e questa profonda ammirazione trova sfogo in una serie di grandi reinterpretazioni di classici Blues ed in una serie infinita di straordinarie nuove canzoni frutto di quell’ispirazione, di un grande talento e di muse tanto discutibili quanto prolifiche (droghe e alcol in primis).

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Un posto nel mondo: folk e frontiere.

Il tema di oggi sono le frontiere. Oggi parlerò di personaggi che hanno fatto della ricerca etnico-musicale il loro fine e, talvolta, il loro mezzo. Non si può affrontare questo tema senza citare Alan Lomax. Le sue registrazioni per la biblioteca del congresso ci hanno permesso di conoscere alcuni degli artisti più importanti del secolo scorso.

The Man in Black

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Parlare di Johnny Cash senza essere retorici è pressoché impossibile. Almeno lo è per me.

Perché per me Johnny è come un amico. Di quelli duri, difficili da comprendere, con un carattere impossibile che però quando serve sono sempre al tuo fianco.

Proprio per non essere ripetitivo o troppo didascalico (ed anche perché una tripletta di canzoni di Cash è già presente nella playlist di #fromfolktofolks) oggi – nonostante il protagonista sia il nostro Man in Black – non aggiungerò alla nostra “compilation” canzoni cantate da Cash, vi parlerò però di canzoni che con lui hanno molto a che fare.

Esistono pochi artisti, nella storia della musica, così trasversali da influenzare musicisti di ogni tipo; dai pop-singers, ai rappers, ai musicisti rock e punk.

Johnny prima che una artista immenso era un uomo. E come tale aveva le sue debolezze e le sue forze, le sue grandi ombre e le sue luci accecanti. Aveva una grande fede in Dio ma si comportava spesso come se fosse posseduto dal demonio.

In effetti, per lunghi periodi, un demonio lo aveva realmente in corpo. Droga, anfetamine, alcol. Un demonio che è riuscito ad estirpare solo dopo una lotta terribile, grazie all’amore di una donna.

Una donna che nei suoi confronti aveva una devozione senza eguali e che – forse proprio per questo – era anche una delle poche persone in grado di tenergli testa.

Questa donna, neanche a dirlo, era June Carter.

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Here comes The Sun (Records)

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In nessun altro momento nei duecento anni di storia della popular song in America ci fu un cambiamento tanto drastico e drammatico in un periodo di tempo così breve“.

Iniziamo oggi con le parole di Charles Hamm, importante musicologo americano; parole riferite al “Rock’n’Roll“.

To Rock significa, letteralmente, “scuotere”; rocking era anche un termine utilizzato dai cantanti di gospel nel Sud degli States, per indicare una sorta di estasi mistica; To Roll significa, sempre secondo una traduzione letterale, “rotolare”.

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