associazione di promozione sociale

C’è ancora domani | Il cinema impegnato non è morto ed è femmina

Titolo originale: C’è ancora domani
Regia: Paola Cortellesi
Anno: 2023
Produzione: Italia

una recensione a cura di Tatjana Giorcelli
C’è ancora domani è la dimostrazione che il cinema, con le sue storie – nelle mani di registe e registi capaci di riflessioni profonde, è un incredibile strumento per sorprendere e far pensare il pubblico, anche quegli spettatori che si sono recati al cinema pensando di intrattenersi con 118 minuti di leggerezza e che invece sono stati colpiti con un pugno allo stomaco… di quelli che fanno bene, di quelli capaci di dare una scossa.
Il fatto di aver – per cause di forza maggiore – assistito alla proiezione di C’è ancora domani in un multisala di catena mi aveva fatto pentire quasi all’istante di esserci. Davanti alla pubblicità dei milk-shake, ero quasi intenzionata ad uscire dalla sala. Invece, il fatto di essere seduta tra un pubblico non cinefilo mi ha fatto percepire ancor più la forza del film della Cortellesi, capace di parlare a tutte e a tutti senza banalità nè facili scorciatoie.
Infatti C’è ancora domani è un film di una attualità spiazzante pur essendo ambientato nella Roma del 1946, è un’opera capace di raccontare la situazione delle donne con sguardo spietato e amorevole. Pochi giri di parole: solo una donna avrebbe potuto firmare questo film capace di raccontare con tanta maestria e delicatezza la fatica quotidiana del vivere di una madre di famiglia sopraffatta da un marito violento, angosciata per il destino della figlia adolescente (nei cui occhi legge il disappunto per la sua remissività e nelle sue scelte un destino ineluttabile). La figura femminile è costretta a arrabattarsi tra mille lavori per poter sopravvivere e a placare le ire del marito che “poverino, ha combattuto due guerre”.
La scelta del bianco e nero si rivela azzeccata nell’esaltazione delle mille emozioni che la la regia riesce a raccontare, anche quando il volto della protagonista resta immobile davanti alla camera. Una regia costellata da scelte geniali, una tra tutte la scena del pestaggio – sospeso tra la lotta e la danza – tra marito e moglie e l’evanescenza dei segni delle percosse sulla pelle che si accumulano invece sul viso dell’attrice.
La colonna sonora, in alcuni brani contemporanea, si sposa perfettamente al ritmo del film e costituisce un elemento fondamentale di ogni scena, passando da supporto a assoluta protagonista.
Questo è un film in cui le donne escono vincenti, qualsiasi sia la loro condizione, qualsiasi sia il loro stato sociale che condiziona i loro atteggiamenti, perché c’è un filo che le lega ed è la capacità di non smettere (ognuna a suo modo) di immaginare un futuro migliore. Futuro che per alcune è un passare all’azione, anche solo nei piccoli gesti: nel cercare di tendere le orecchie e stare all’erta davanti ai segnali che possono portare una figlia a un destino di umiliazioni e botte, nel vivere senza un uomo, nell’aiutare una amica, nel cercare di prendersi cura degli altri, nell’esercitare per la prima volta un diritto fondamentale come quello del voto.
C’è ancora domani è un film da vedere e rivedere, da proporre in visione a studentesse e studenti, un modo diverso per comprendere la storia del nostro paese e riflettere su come a settant’anni di distanza, sia ancora indispensabile continuare a lottare. Fosse anche solo in nome di tutte quelle donne che nel 1946 hanno agito e sfidato lo stato delle cose in nome di un’altra Italia possibile.
cortellesi
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