Desperados Waiting for a Song

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Chi non si è mai sentito disperato?

Probabilmente nessuno.

Magari disperati per davvero non lo siamo mai stati, ma sicuramente c’è stato un momento della nostra vita in cui abbiamo sentito il cuore pesante; per amore, distanze incolmabili, incomprensioni, insoddisfazione…o semplicemente per colpa dei nostri demoni.

Beh, quando è così, la cosa migliore da fare è prendere quei demoni e trasformarli in altro. Musica, pittura, scrittura, poesia, sudore, lacrime. Trasformateli in qualcosa di diverso, in quello che volete, ma trasformateli in qualcosa che possa farvi stare meglio.

C’è sempre qualcosa che può farvi stare meglio. Sembra retorico, ma è realmente così.

Esiste qualcuno tra voi che non ha mai versato qualche lacrima per una canzone, un racconto, un film, un’opera d’arte? Esiste qualcuno che non ha mai avuto lo stomaco rivoltato e stretto da una morsa? Qualcuno che non abbia mai avuto la gola stretta ed il petto in fiamme?

Beh, quelle lacrime, quelle tensioni, quelle torsioni – se ben incanalate – sono linfa vitale! Concime per l’anima, carburante per la mente. Il dolore è già di per sé un cosa terribile, ogni dolore – grande o piccolo –  è diverso e spesso incomprensibile a chi ci sta accanto e fare in modo che non sia inutile è – a mio avviso – il miglior modo di esorcizzarlo, la miglior medicina possibile. Non sprechiamo il dolore.

Questo preambolo psico-filosofico gratuito ed enfatico (ma sentito) serve ad introdurre il tema di oggi; ho deciso di parlarvi di alcuni tra i cantautori più travagliati del panorama folk/country americano. Perché per riuscire a partorire capolavori come quelli che ora vi suggerirò devi avere dentro quel fuoco, quel veleno che ti fa bruciare, quella sensibilità che spesso ti butta a terra, nella polvere.

Hank Williams – I’m So Lonesome I Could Cry Hank il fuoco ce l’aveva…ed aveva anche il veleno. Se ne andò il 1 gennaio 1953, sul sedile posteriore di un’auto. Solo. Dopo aver scritto però alcune delle più grandi canzoni della storia (non credo di esagerare).

 

Townes Van Zandt – Waitin’ Around To Die Lui se ne andò lo stesso giorno, molti anni dopo, in circostanze simili. Questa, si dice, sia la prima canzone mai scritta da Townes. Un critico americano un giorno affermò, utilizzando una metafora sportiva, che era un po’ come se un giocatore di Baseball – al primo lancio – battesse un homerun.

 

Guy Clark – Desperados Waiting for a Train Guy è l’unico ancora tra noi, e scrive ancora canzoni straordinarie. Ha mantenuto il fuoco vivo dentro di sé, alimentandolo quando era necessario e soffocandolo quando esso rischiava di bruciarlo. Questa è una ballad che potrebbe essere dedicata ad un padre, ad un nonno, ad un amico, ad un mentore, ad un compagno di vita. Fotografia della vita che scorre. Commovente.

Queste (ed altre storie) saranno le protagoniste, stasera, a from Folk to Folks. E potrebbe anche essere piacevole, se non avrete paura di lasciare campo libero all’emotività. O semplicemente se amate la birra dei disperati.

Ecco la playlist aggiornata.

Alla prossima settimana.

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