FORTAPASC (2009) | FilmInTasca: ragazz* sullo schermo

una scheda didattica e formativa a cura di Umberto Mosca

Il film in cui Libero De Rienzo aggiunge una figura fondamentale al grande mosaico di rappresentazioni del cinema civile italiano.
E’ l’estate del 1985. Giancarlo Siani è un giovane praticante, impiegato “abusivo” per il Mattino di Torre Annunziata, col sogno di un contratto giornalistico e di un’inchiesta incriminante contro i boss camorristi e i politici collusi. Lucido e consapevole, Siani si muove tra Napoli e Torre Annunziata, un avamposto abbattuto dal terremoto e frequentato dagli scagnozzi armati di Valentino Gionta. Indaga, si informa, verifica i fatti e poi scrive pagine appassionate e impetuose sui clan camorristi e sulla loro filosofia del crimine legata ad enormi interessi. Con il trasferimento alla redazione di Napoli diventa il bersaglio dell’oscuro intreccio tra camorra, stampa, magistratura e interessi economici.

Il film racconta una delle pagine più interessanti e complesse della storia della camorra. In particolare della guerra, scatenata a metà degli anni Ottanta, tra il clan di Carmine Alfieri e quello dei fratelli Nuvoletta, di cui fa parte la figura di Valentino Gionta, il malavitoso intorno alle cui imprese si forma il talento giornalistico di Giancarlo Siani. Ambientato in un momento di intensa attività criminosa, il racconto si concentra sul passaggio tra le vecchie e le nuove mafie, di cui Siani fu un prezioso testimone. Quella descritta dal giovane cronista è una camorra che si arricchisce sfruttando il lavoro nero e che nasconde l’illegalità dietro a una patina di spettacolare rispettabilità, come sottolineano le fastose cerimonie di matrimonio organizzate dai gangster.

Si tratta di una camorra che manifesta il proprio controllo sul territorio attraverso pratiche di grande impatto mediatico come l’invasione di Torre Annunziata da parte di un esercito di motociclisti guidati da Valentino Gionta, arrestato e subito rilasciato. Il film racconta un ambiente in cui le istituzioni dello Stato italiano sono praticamente assenti, con l’eccezione di un capitano dei Carabinieri che si rifiuta di condividere le sue informazioni con la stampa. Ed è proprio in questo rifiuto di utilizzare i giornali come strumento di comunicazione, in un intreccio assai torbido tra competenze e poteri, che il film svolge il suo discorso sul controllo dei mass media da parte dell’associazione camorristica. Il personaggio di Giancarlo Siani appare ben presto come un elemento di snodo importante di questo intreccio, nella misura in cui rappresenta l’idea alta di un giornalismo che aiuta i cittadini a conoscere il crimine, a mostrarne i meccanismi di funzionamento e, dunque, a difendersi da esso.
Nella sua analisi Siani coglie con lucidità il ruolo strategico della camorra sul piano del sistema economico, laddove la presenza dell’associazione criminale va a sopperire l’assenza di diritti basilari quali la possibilità di un lavoro e di una vita decorosa (lo stesso Siani è un lavoratore precario). E’ la camorra a dar da mangiare ai cittadini campani, come sottolinea la scena in cui le mazzette per il boss vengono trasportate in mezzo alle fettine di carne, evidenziando anche il radicamento di tali pratiche nell’ordine delle cose quotidiane.
Grande amico del direttore dell’Osservatorio della Camorra, Amato Lamberti, storico personaggio di docente e oppositore della malavita organizzata, Giancarlo Siani apprende dal maestro gli strumenti per cogliere i legami culturali che uniscono le mafie al traffico di droga. Nello specifico, Lamberti sottolinea la funzione della droga come rifugio a un disagio che è insieme esistenziale e sociale, laddove tende a riempire un buco profondo che è espressione innanzitutto di desolazione culturale. Ma le lezioni di Lamberti servono anche a mettere in luce corruzioni e storture della politica, con i soldi del terremoto assegnati ad amministratori che non hanno fatto nulla per i cittadini e con i percorsi di distribuzione delle tangenti legate agli appalti pubblici.

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