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IL PIACERE È TUTTO MIO | Del piacere, della consapevolezza e dell’accettazione di sé

Titolo originale: Good Luck to You, Leo Grande

Regia: Sophie Hyde

Anno: 2022

Produzione: Regno Unito

una recensione a cura di Chiara Lepschy e Giuseppe Minevra
Il piacere e tutto mio img 1 beppe e chiara

Il film affronta in forma di commedia sofisticata (basti, a conferma, la presenza di Emma Thompson) un insieme di temi che possono toccare nel vivo qualsiasi persona del pubblico in sala: le fantasie erotiche, la soddisfazione sessuale, le occasioni perdute, l’incipiente vecchiaia. Immedesimarsi è quindi probabile, se non addirittura certo, per tutti i possibili gradi di coinvolgimento. E, al contrario di quel che si può pensare, non solo nel caso del pubblico femminile ma anche, e per buone ragioni, nel caso di quello maschile.

La storia si svolge per buona parte del tempo in una camera d’albergo, scelta che dà una dimensione quasi teatrale alla rappresentazione. La stanza, infatti, è il luogo di incontro tra una signora poco più che sessantenne – vedova e delusa dalla sua vita passata e da quella presente – e un giovane escort da lei “prenotato” online.

Nancy Stokes (Emma Thompson) è il nome fittizio con cui la donna si presenta all’appuntamento, come fittizio – Leo Grande (Daryl McCormack) – è il nome usato dal giovane. Il tema portante del film è quello del piacere sessuale, che è sempre mancato a Nancy nel rapporto con il marito – con il quale ha trascorso un’esistenza tranquilla ma senza guizzi – anche se, in realtà, la vera tematica di fondo è il più generale e complesso problema dell’accettazione di sé e, al contempo, del coraggio di prendere in mano la propria vita.

Il confronto tra i due personaggi si caratterizza per i ben dosati aspetti comici ma anche, e forse soprattutto, per l’analisi psicologica. Nancy ha osato rivolgersi ad un professionista per sperimentare ciò che non aveva mai provato in campo sessuale, ma – nonostante le forti motivazioni – cerca prima di rimandare e poi di allontanare da sé il contatto fisico che aveva tanto cercato, mentre Leo è – per ovvi motivi – sicuro di sé e abile nel gestire la situazione.

Con il procedere degli incontri emergono – però – i punti forti della donna, che da insegnante abituata a relazionarsi con i giovani (anche se nella sua carriera ha commesso degli errori e ha esagerato con l’eccessiva rigidità) riesce a far emergere le fragilità di Leo che, alla fine, riuscirà ad affrontare almeno in parte i propri fantasmi. Il personaggio maschile può ricordare, in alcuni momenti, il Richard Gere di American Gigolò: bello, edonista e a suo agio in situazioni imbarazzanti per gli altri, ma – in fin dei conti, fragile e insicuro. A differenza, però, del film di Paul Schrader – dove a farla da padrone sono la relazione sentimentale e la durezza e ipocrisia di un certo tipo di ambiente – l’attenzione è posta sull’accettazione di sé da parte dei due protagonisti.

Il piacere e tutto mio img 2 beppe e chiara

Bravissima Emma Thompson – intensa come sempre – e bella l’alchimia tra i due attori, anche se la storia non mantiene tutte le promesse iniziali, pur caratterizzandosi per un tono mai volgare.

Il piacere e tutto mio img 3 chiara e beppe

Appaiono poco originali i dialoghi e, soprattutto, le motivazioni che caratterizzano i personaggi, che – per certi aspetti – ripropongono qualche luogo comune di troppo: la donna incapace di raggiungere un piacere soddisfacente, il giovane escort in grado di intrattenere la cliente con sfoggio di buona istruzione e conversazione, le frustrazioni lavorative e famigliari della protagonista e la sofferenza del giovane per non essere stato accettato dalla madre, che da ragazzo lo colse in flagrante durante un disinibito incontro con amici e amiche.

Tutto, in un certo qual modo, già visto o immaginato, anche se metterlo in scena può essere considerato, a tutti gli effetti, un atto di coraggio. Al contrario, è di sicuro d’impatto e fuori dai cliché la scena finale, in cui la protagonista – rimasta sola – guarda allo specchio il proprio corpo integralmente nudo, imperfetto e non più giovane, terminando così il proprio percorso di crescita e autoconsapevolezza.

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