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LA MORTE CORRE SUL FIUME | FilmInTasca/Speciale Noir

Titolo originale: The Night of the Hunter

Regia: Charles Laughton

Anno: 1955

Produzione: Stati Uniti d’America

una scheda didattica e formativa a cura di Umberto Mosca

John e Pearl, un bambino e una bambina di circa otto e cinque anni, perdono il padre, accusato di omicidio nel corso di una rapina. L’uomo, prima di essere condannato a morte, ha rivelato ai figli il posto in cui ha nascosto la refurtiva. Harry Powell, un pastore protestante assassino di vedove, viene a conoscenza di ciò e raggiunge la casa dei due bambini. Grazie al suo fascino, l’uomo riesce a sposarne la madre innamoratasi di lui. Quando però è solo con John e Pearl, Harry ricorre a ogni mezzo per carpire il loro segreto. Sorpreso dalla moglie, Harry la uccide. Ai due bambini non rimane che la fuga. Ad aiutarli sarà Rachel, una vecchia signora che ospita un gruppo di trovatelli.

La morte corre sul fiume img 1

Sceneggiato dallo scrittore americano James Agee – il cui romanzo più noto è stato tradotto in italiano col titolo Il mito del padre – e diretto dall’attore shakespeariano Charles Laughton – questo è il suo unico film – La morte corre sul fiume passò totalmente inosservato alla sua uscita per diventare, col trascorrere degli anni, un vero e proprio cult movie, in particolare per la sua dimensione noir. Quella del padre è certamente una delle sue figure tematiche chiave. Il film si apre, sostanzialmente, con l’arresto di questi e le urla del piccolo John di fronte al suo corpo gettato a terra dai poliziotti che lo ammanettano. Costretto a una separazione e a una perdita così violente – il padre verrà poi condannato a morte –, John reagirà con un atteggiamento di fedeltà assoluta all’ultima volontà paterna e, a costo della vita, mai e poi mai potrebbe rivelare il luogo dove è stato nascosto il denaro della rapina. 

Alla fine del film la stessa situazione si ripete ma, questa volta, i panni dell’arrestato sono indossati dal patrigno Harry. John rivive così il suo trauma originario, reagendo però questa volta in maniera contraria e rivelando il luogo in cui è nascosta la refurtiva. Solo tradendo il padre – nei fatti un assassino quanto il cattivo Harry – riuscirà finalmente a portare a termine il suo processo di crescita e formazione; un processo in cui la morte (le morti verrebbe da dire: quella del padre, quella della madre, quella del patrigno) giocano un ruolo di primo piano.
Questo stesso processo di formazione implicherà anche la capacità di resistere agli abusi e ai maltrattamenti subiti da parte del patrigno, che sempre approfitta delle assenze della madre per tentare, con tutti i mezzi, di carpire il segreto del piccolo John. Incapace di difendere i figli è poi la madre, troppo presa dalla sua storia d’amore con Harry e troppo coinvolta nel tentativo di espiare attraverso una nuova religione le colpe commesse in passato. È così che in La morte corre sul fiume, gli adulti non solo non costituiscono aiuto alcuno per i bambini, ma, col loro atteggiamento, la criminalità del padre, l’assenza della madre, la violenza del patrigno, costituiscono di fatto un pericolo assai grave. Fa eccezione l’anziana Rachel che non solo prenderà con sé, insieme ad altri bambini, John e Pearl, ma li difenderà dalla violenza di Harry, imbracciando un fucile e mettendo in pericolo la sua stessa vita.
Nel suo rifarsi ai modelli narrativi della fiaba, nel suo ricorrere a uno stile in cui il gioco delle luci e delle ombre richiama il cinema espressionista, La morte corre sul fiume è letteralmente costruito su una dimensione a forte connotazione fantastica, come se l’intera vicenda fosse frutto dell’immaginazione dei due bambini piuttosto che qualcosa di “realmente” accaduto.
A tutto ciò contribuisce anche il peso che nelle immagini assumono la natura (ad esempio il fiume lungo cui fuggono i protagonisti) e gli animali (si pensi alla civetta) che contribuiscono a conferire anche all’ambiente una forte dimensione di fantasticheria infantile.

La morte corre sul fiume img 2
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