LA ZONA | FilmInTasca: ragazz* sullo schermo

Regia: Rodrigo Plà

Produzione: Spagna, Messico

Anno: 2007

una scheda didattica e formativa a cura di Umberto Mosca

Premio della Critica Internazionale (Fipresci) al Toronto International Film Festival 2007.
Alejandro è un adolescente che vive nella “Zona”, il quartiere benestante di Città del Messico protetto da guardie, filo spinato e telecamere. Nel giorno del suo compleanno, tre ragazzi delle favelas penetrano nella zona per rapinare un’anziana donna. La rapina finisce male: la signora e due dei ragazzi vengono uccisi. Il terzo rapinatore, Miguel, riesce a fuggire, ma non a lasciare la zona. I residenti si riuniscono per decidere che cosa fare. La maggioranza, capeggiata dal padre di Alejandro, vuole farsi giustizia da sola e cominciare la caccia all’uomo. Miguel nel frattempo si è rifugiato nella cantina di Alejandro, che lo scopre e cerca di proteggerlo. Ma non potrà nulla contro la furia selvaggia degli abitanti del quartiere.

La zona è essenzialmente una parabola drammatica incentrata sul tema della sicurezza in un ambito di profonde differenze tra le classi sociali. A partire dal prologo che introduce il personaggio di Alejandro, la prospettiva su cui il film è strutturato è quella del figlio di una famiglia assai benestante che, all’improvviso, si trova a misurarsi con una condizione molto diversa dalla propria. Quella in cui vive è un’autentica città nella città, dove si fa di tutto per tenere ermeticamente fuori ogni forma di differenza e di potenziale minaccia. Il padre del ragazzo è uno dei responsabili di questa comunità che si sente assediata e in cui la paura del pericolo proveniente dall’esterno si è trasformata in una terribile ossessione.

Tale gruppo di cittadini auto-organizzati, con il suo comportamento lesivo di ogni garanzia nei confronti dell’individuo, pone in primo piano la questione dei diritti umani. In particolare viene violato il principio dell’habeas corpus, nella misura in cui al giovane intrufolatosi nella Zona viene negata ogni possibilità di movimento e di difesa. Al cospetto di Alejandro, il povero Miguel ha la possibilità di spiegare come la morte della donna del quartiere sia da imputare a uno dei suoi due compagni di scorribanda, peraltro giù uccisi nello scontro a fuoco con le guardie. Ma di fronte alla rabbiosa violenza con cui Miguel viene massacrato da uomini e donne, ragazzi e adulti, le sue parole non troveranno neppure il tempo di essere pronunciate. L’adolescente che è rimasto intrappolato nella Zona rappresenta quella condizione di povertà che spinge i reietti del mondo ad avvicinarsi alle parti più ricche dei centri abitati in cerca di un po’ di fortuna. Il problema è che quando tali individui rimangono impigliati nella rete del nuovo ambiente, per loro diventa praticamente impossibile sfuggire a un sistema che li condanna a priori. In tal senso, va sottolineata con evidenza la tendenza degli abitanti della Zona ad affrancarsi dalla legge e a realizzare quella sospensione dei diritti di cui dicevamo sopra. A fare le spese di tale condizione, di cui Alejandro prende progressiva conoscenza, sono la moglie della guardia uccisa nella sparatoria che non si vede restituire il corpo del marito, la mamma del povero Gabriel, cui non ci si cura neppure di dar notizia della morte del figlio, ma anche chi, tra gli stessi abitanti del quartiere, sarebbe intenzionato a collaborare con la polizia per risolvere il caso in maniera legale.
Il tragico esito del racconto si propone così come il paradigma di una discriminazione che ha luogo nei confronti di ogni forma di diversità, ma soprattutto di quelle a matrice economica, legate ad ambienti e stili di vita che non potrebbero essere più differenti, sebbene siano clamorosamente contigui. I tre ragazzi, infatti, sono riusciti a penetrare nella Zona grazie a un enorme cartellone pubblicitario che, per via del temporale, si è schiantato appoggiandosi sulle mura della città fortificata. A sancire e a gestire tale paura dello straniero concorre il maniera decisiva la frequenza dei riferimenti all’uso delle telecamere di sorveglianza da parte del servizio di sorveglianza della Zona, secondo il principio di una tecnologia che spesso diventa lo strumento diretto per affermare differenze e ingiustizie.

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