LICORICE PIZZA | Il filo nascosto della narrazione

Regia: Paul Thomas Anderson

Anno: 2021

Produzione: Stati Uniti d’America

una recensione a cura di Alessandro Cellamare

Ci sono volte in cui il gioco di prestigio funziona, ma il trucco non si vede.
E sono proprio quelle le volte in cui serve andare a fondo.

Licorice Pizza, ultimo titolo del raffinato Paul Thomas Anderson, disegna la nascita di una storia d’amore, quella tra l’adolescente Gary e la venticinquenne Alana, dal corteggiamento fino al bacio poco prima dei titoli di coda. In mezzo, “il mondo”. Ci sono gli anni ’70 americani, la musica pop, gli accadimenti segnanti (la crisi petrolifera), l’abbigliamento, i tagli di capelli, le mode (i materassi ad acqua), i sogni, la politica, la pubblicità. Le avventure dei due protagonisti sono il treno da cui lo spettatore guarda un’epoca scorrere ad alta velocità, raccogliendo sensazioni e umori del tempo più che fatti e date, in una sorta di documentario emotivo che è la vera Storia che ognuno vorrebbe conoscere.
Tuttavia “il mondo” di Anderson non è solo nel delicato, preciso e impeccabile racconto degli anni ’70 ma in quello dei due protagonisti, un racconto che si infiltra nello spettatore attraverso un ago invisibile, una narrazione nascosta e poco tradizionale: le relazioni tra i due sono saltuarie, e sparute sono le parti in cui i ragazzi condividono a lungo episodi o vicende, eppure Gary e Alana crescono ugualmente sullo schermo, li vediamo in contesti distanti “vivere e morire”, poi tornare ad avvicinarsi, capirsi, scontrarsi, e di nuovo lontani come palline che rimbalzano appena si toccano per esiliarsi nei propri mondi.

Differentemente dall’approccio classico, i personaggi si fanno davanti ai nostri occhi principalmente per mezzo di esperienze extra-relazionali, che li cesellano nello sviluppo emotivo, nella riconsiderazione di sé e dell’altro, secondo un tracciato meno spettacolare, meno dialettico, ma incredibilmente efficace. Anzi, persino più convincente: ciascuno di noi è, nei fatti e più di ogni altra cosa, ciò che è stato “fuori” e “prima” del singolo accadimento, le nostre reazioni in un determinato frangente essendo non solo il risultato delle azioni dell’altro secondo pattern preconfigurati.

Il racconto della crescita dietro le quinte diventa, dunque, più importante di quella sul palco per comprendere perché accade questo anziché quell’altro. Il bacio finale tra i due ragazzi risulta, pertanto, non solo funzionante ma coerente e armonico rispetto al narrato, e allo stesso tempo la loro storia più realistica e meno “assodata”: non c’è un’esplosione, ma un approdo, sì, deciso eppure ricco di incertezze, un equilibrio precario come quello di tante relazioni d’amore che si costruiscono senza la spettacolarità del sogno cinematografico classico.

Licorice Pizza è cinema naturalistico perché parla della natura del mondo e delle cose.
E nel parlarne, parla a noi tutti di noi tutti.

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