L’INFANZIA DI IVAN | FilmInTasca: ragazz* sullo schermo

una scheda didattica e formativa a cura di Umberto Mosca

Il film di esordio di Andrej Tarkovskij, Leone d’Oro ex-aequo alla Mostra del cinema di Venezia nel 1962.
Seconda guerra mondiale. Il dodicenne Ivan è rimasto orfano della sua famiglia uccisa dai tedeschi. Diviso tra l’odio e il bisogno di tenerezza e protezione, Ivan si affeziona a tre soldati che stanno al fronte e che lo utilizzano come esploratore e staffetta. Quando può si rifugia nel sogno, immaginando una vita normale accanto alla madre.
Il film racconta la storia di un ragazzino la cui normale esistenza è stata tragicamente interrotta dalla guerra. Il ragazzo, ormai troppo cresciuto per andare a scuola con i suoi coetanei, si comporta come gli adulti ai quali, per seguire la sua disperata voglia di vendetta, si è volontariamente affidato. Della guerra, tuttavia, ha luogo una rappresentazione in cui viene omessa la parte “guerreggiata”: sono praticamente assenti, infatti, eventi consueti nel cinema bellico quali le esplosioni, le sparatorie, i corpo a corpo, le battaglie. Assente è anche qualsivoglia esaltazione di quei valori che normalmente si attribuiscono ai combattenti per connotare la loro azione di una valenza positiva. Si tratta di valori quali la dedizione, la generosità d’animo, l’eroismo insito nel combattere per una giusta causa. Anzi, il perseguimento di tali valori viene esplicitamente considerato come uno dei principali responsabili di un’esistenza terribilmente dura, completamente diversa da quella che Ivan avrebbe potuto avere (emblematico il rifiuto opposto da Ivan alla proposta del capitano Cholin e del colonnello Grjaznov di mandarlo alla scuola militare).

Nella guerra, in definitiva, si registra l’assenza di tutto ciò che risulta essere umano e vitale: nel film uno dei soldati amici di Ivan dice che la guerra è del tutto simile al silenzio, è l’interruzione di qualsiasi comunicazione.

Evidente è il messaggio pacifista che ne scaturisce: da qui derivano le accuse di disfattismo che le autorità sovietiche rivolsero al film all’epoca della sua uscita. Il film esprime dunque una riflessione sulla condizione bellica e, più in generale, su quella umana. La sua struttura narrativa è tutta incentrata sul contrasto tra l’atmosfera di morte che ovunque caratterizza l’ambiente reale in cui si muove il protagonista (gli alberi scheletrici, i cieli neri come la pece, le figure infernali ricoperte di fango) e la luce abbacinante che accompagna le scene di un mondo contadino perduto e sognato, rappresentato come una sorta di paradiso terrestre. Da una parte la guerra, il dolore, la solitudine; dall’altra la madre, i giochi, la serenità.

Sebbene collocato in un preciso contesto storico (l’invasione nazista dell’Unione Sovietica), il film attribuisce all’immaginazione una funzione decisiva. Le immagini oniriche, significativamente, aprono e chiudono il film, oltre a costituire un puntuale contrappunto alle durissime scene di vita che costituiscono il tessuto del racconto, rispetto alle quali assumono l’evidente significato di una fuga dal reale. Si tratta, in particolare, dei sogni di Ivan sulla vita in compagnia della madre durante le giornate radiose; oppure delle mele offerte a una coetanea, in un quadro simbolico che fa riferimento al desiderio di conoscenza e di normale libertà dell’esperienza. A scatenare l’immaginazione del ragazzo sono i piccoli particolari della realtà, apparentemente i meno significativi, come una goccia d’acqua che cade all’infinito in un catino. Alla sfera dei sogni appartiene anche l’epilogo del film, quando il tenente Galcev immagina il suo piccolo amico bere da un secchio mentre la madre lo osserva amorevolmente, lo vede giocare con i suoi coetanei, quindi correre con una fanciulla ed entrare nelle acque pacifiche di un fiume. I sogni di Ivan rivivono come per magia nella sua mente.

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