LOVERS FILM FESTIVAL 2022 | 37ma Edizione

uno sguardo ad alcuni titoli della 37ma edizione del Lovers Film Festival
a cura di Elena Pacca

Benediction - Terence Davies, 2021

Amore e guerra. Non necessariamente in quest’ordine. Senso del dovere, afflato bellico, disillusione, condanna. Alcune delle coordinate su cui si muove il film sul poeta inglese Siegfried Sassons che combatté, oltre che nel primo conflitto mondiale, anche sul fronte personale e amoroso verso il suo essere omosessuale. “C’est la vie!/C’est la guerre!” E’ lo scambio di battute riservate alla sfera privata, dove non si fanno prigionieri. Si cade. Per mano amica che diventa nemica. Dove si scontano a caro prezzo passioni travolgenti e improvvise glaciazioni. La mano elegante, decisa e dolente di Davies lascia la sua riconoscibilissima impronta sul tormento interiore di un uomo che ha sempre fatto i conti con il proprio sentire, rischiando in prima persona, accettando la sofferenza come condizione imprescindibile del vivere, consegnandosi in una sorta di memoriale dove si alternano gioventù, maturità e vecchiaia in quell’esilio umano che lo condurrà alla ricerca di una qualche redenzione da affidare a quel dio cattolico a lungo ignorato.

Wildhood - Bretten Hannam, 2021

La ricerca di un’identità più inclusiva passa anche dal tingersi i capelli, improbabilmente biondi. Inizia così il viaggio di Link, nativo americano per parte materna, in fuga insieme al suo amato fratellino/fratellastro naturalmente biondo, da un padre violento. Fuga che è ricerca di quella madre, andata via da tempo, per tornare alla comunità indigena canadese Mi’kmaw. Fuga che è l’incontro con Pasmay, che ama esibirsi nei powwow, che li accompagnerà non solo nel viaggio, ma nella consapevolezza di ciò che si è. Elegiaco, asciutto e potente, nel traversare gli stati d’animo dei due ragazzi, fuggitivi per necessità, più che per vocazione, che si scrutano, si ignorano, si sopportano e si scontrano in una delicata danza di avvicinamento, che si tramuta in desiderio e poi in slancio vitale, abbraccio corale e riconquista del proprio posto nel mondo.

Death and Bowling - Lyle Kash, 2021

Ostico, spiazzante, il film, a carattere decisamente sperimentale, si avvale di quadri-immagine che disorientano. La morte, il suo rapportarsi con essa, la solitudine di chi possiede solo una famiglia di elezione e non quella di origine, lo spaesamento e il dolore sono rappresentati attraverso una narrazione per sottrazione che estremizza contesti, situazioni e sentimenti e che fa della conventio ad excludendum una cifra di non facile lettura e interpretazione. Crew quasi totalmente transgender. Finale lirico.

Shortbus - John Cameron Mitchell, 2006

New York è una distesa di parallelepipedi vagamente fallici che sembrano ergersi sulla superficie terrestre come una moltitudine di mattoncini Lego di varie altezze. Specchio riflesso di quei formicai del sottosuolo di dickiana memoria in cui gli uomini sono tenuti prigionieri e all’oscuro con l’inganno. Metafora forse scontata, ma dagli sviluppi tutt’altro che banali di solitudini recluse, sedimentate e riluttanti.

Un viaggio a diverse fermate. Come uno scuolabus di “soggetti non conformi”, lo Shortbus è un locale che trasporta chiunque voglia salire e vedere dove si va. Ogni tappa ripercorre momenti della storia di un personaggio. Il sesso è l’itinerario attraverso il quale ognuno ricerca non solo sé stesso, ma il rapporto con gli altri, un rapporto interrotto, complicato, afasico. Acrobazie erotiche tracciano orbite esistenziali che si dipanano come meccaniche celesti.

Dalla coppia omosessuale al feticista, dal lui+lei in cui, nonostante prestazioni funamboliche, lei è il nucleo del proprio paradosso esistenziale: sessuoterapeuta e incapace di provare un orgasmo, al voyeur e al vecchio solitario ex-sindaco gay. Ogni tappa è una tappa di avvicinamento ad una ricomposizione del sé.

 

A voler guardare il dito (i molteplici e variegati, multipli o solitari amplessi) ci si dimentica della luna, a volte oscura quanto si vuole, una mostruosa quanto dolorosa e necessaria ricerca di un’affettività di contatto che vada oltre la pelle o che, attraverso essa, oltrepassi la superficie e scenda in profondità, scandagliando i turbamenti emotivi di ciascuno. In una parola di amore, quell’amore così mancante in un mondo a valenza monadica in cui si è soli prima ancora di riconoscersi tali. Ognuno agisce in funzione individualistica, incapace di relazionarsi veramente all’altro da sé.

E, se da un lato, l’orgasmo, anelito vitale per eccellenza, si declina in: assenza di; individualità (la ripresa filmica autoprodotta è parossismo masturbatorio); aggiunta puramente “decorativa” – funzione assolta dall’arte figurativa come sosteneva Francis Bacon – tramite lo schizzo che va a infrangersi sulla tela e a mescolarsi alla furia pittorica cristallizzata dall’action painting pollockiano alle spalle di uno dei protagonisti, dall’altro va a chiudere, magicamente, un cerchio.

Quando il viaggio volge al termine, tutti sono saliti sullo Shortbus e ne discenderanno, dopo un black out elettrico che illumina l’interiorità di ciascuno, cambiati, riconosciuti, rivelati a sé stessi, come, talvolta, nella vita accade.

Il consiglio: astenersi puritani dal cuore duro.

Lonesome - Craig Borehan, 2022

Come un fiume, Casey scende verso l’oceano. Una traversata solitaria, con il suo cappello da cowboy, per regolare un conto aperto con sé stesso e la propria irrisolta condizione maturata nell’alveo asfittico del bellissimo entroterra australiano. Paesaggio che a tratti riemerge come in un sogno, una sorta di eden perduto per sempre, come effettivamente è a causa del dramma che lo ha segnato. Sidney è la risposta a un annichilimento distruttivo fatto di incontri promiscui, vita da strada, lavoretti precari e sesso per soldi. Ma Sidney è anche la città che con la sua luce calda che riscalda i corpi disegnando ombre per nulla minacciose offre una seconda imperdibile possibilità.

In from the Side - Matt Carter, 2022

Un’intensa e tormentata storia d’amore e di attrazione, di coppie e di derive, giocate sul terreno ostico e duro di un campo da rugby, su cui cadono, si scontrano e si rialzano i compagni di una squadra composta solo da atleti gay, permeati dallo stesso spirito cameratesco di una qualunque compagine sportiva maschile il cui terzo tempo si onora a suon di pinte di birra. Sguardo immersivo sulle implosioni e sulle esplosioni carnali e sentimentali, su ciò che si vorrebbe fare ma non se ne ha il coraggio, sul valore dell’amicizia e sulle scelte – fatte, omesse o subite – che determinano la traiettoria di vita dei personaggi, che spezzano storie, alterano gli equilibri, allontanano o convergono sino a un nuovo fugace incontro d’occhi che apre, forse, a una nuova ipotesi di futuro.

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