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LUCA | Il film della settimana

una recensione a cura di Umberto Mosca

C’è un modo divertente per analizzare Luca, ultimissimo prodotto dei Pixar Animation Studios e distribuito da Walt Disney. È quello di mettersi alla ricerca dei cosiddetti “easter eggs”, delle tante figure nascoste che, raccolte ad una ad una, ci danno l’idea della straordinaria complessità dei mondi narrativi messi insieme dalla fantasia creativa dell’animatore italiano Enrico Casarosa, che firma il soggetto e la regia, e dell’americano Mike Jones, che è anche lo sceneggiatore di Soul! Prima di tutto c’è la pista delle affiches cinematografiche, da La strada a Vacanze romane, a offrirci la prospettiva di un universo temporale ispirato all’immaginario che emerge dal cinema italiano e dalle visioni filmiche dell’Italia degli anni ‘50 e ‘60. Con tanto di evergreen d’epoca, da Mina a Morandi, dal Quartetto Cetra e Rita Pavone. Ma questo è soltanto il punto di partenza, perché il valore aggiunto di Luca è nel fatto di essere un ibrido, come suggerisce la natura anfibia dei suoi piccoli protagonisti. Come spiegava in maniera formidabile il grande Bruno Munari nei suoi schemi sulla creatività, è dalla memoria che provengono gli stimoli più potenti per nutrire l’immaginazione: e in questo momento la Pixar si erge come depositaria di una memoria visiva collettiva, come collezione di oggetti estetici dell’immaginario globale (vedi il particolare scenografico della torre-museo sull’isola abbandonata). Il mondo sottomarino di Nemo, le creature “aumentate” di Avatar, l’amicizia come richiamo all’avventura – che fa crescere – di Pinocchio e Lucignolo, di Tom Sawyer e Huckleberry Finn, viaggi sotto i mari di Jules Verne e reinterpretazioni in chiave bucolica del mondo sottomarino in cui i pesci vengono portati al pascolo, “francesismi” presi in prestito da Ratatouille (la cucina) e Appuntamento a Belleville (le biciclette).

Tuttavia, non lasciatevi ingannare dalla moltitudine di riferimenti, come se questa fosse eccessiva, perché proprio in questa specifica caratteristica risiede il vero punto di forza del film, la scommessa di mettere e tenere insieme storyworld narrativi solitamente non compatibili. Qui amalgamati secondo apprezzabilissimi criteri di velocità e leggerezza.

Luca img 1 umberto

Come accade in ogni film della Pixar, la dimensione creativa è strettamente legata ai processi di apprendimento, all’acquisizione di nuove tecniche e alla definizione di obiettivi sempre più sfidanti. Scuola e lavoro duro, dunque, come indicano metaforicamente i rispettivi approdi dei personaggi principali.

Sogni ambiziosi incarnati nel percorso dei protagonisti ed evocati esplicitamente dagli sguardi di desiderio alla Luna lanciati dalle figure principali: anche come omaggio all’indimenticabile corto d’esordio di Enrico Casarosa, La luna appunto, realizzato ormai una decina di anni fa.

“Lo scopo dell’avere una Vespa è una vita senza vincoli”, recita una delle battute chiave del film, dove il riferimento a un’icona d’impresa transgenerazionale di respiro mondiale (qual è la moto della Piaggio) si fonde perfettamente con le dinamiche del crescere da soli e con le forme del “sottosopra” tipiche dell’adolescenza di ogni epoca ed espressioni immancabili nella narrazione fantastica.

Per gli appassionati di nuove frontiere produttive e creative del cinema, segnaliamo infine il legame con Castello Cavalcanti, straordinario tributo di Wes Anderson – prodotto dalla Fondazione Prada – a un’Italia di provincia e d’altri tempi. Perché se la mission del regista filosofo texano è quella di trasformare il mondo reale in un cartoon, l’obiettivo della Pixar è, sin dagli esordi, l’abbattimento di ogni limite all’impressione di realtà tra animazione e live action.

Luca img 2 umberto
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