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L’ULTIMA NOTTE DI AMORE | Se qualcosa può andar male andrà male

Regia: Andrea Di Stefano

Anno: 2023

Produzione: Italia

una recensione a cura di Chiara Lepschy e Giuseppe Minerva

Tarda sera. Accompagnati da una musica e un ritmo via via sempre più incalzanti, percorriamo con un lungo volo d’uccello il cielo notturno di Milano, con una ripresa aerea davvero ben riuscita. La corsa si conclude di fronte alla finestra di un appartamento affollato, dove con un lungo piano sequenza seguiamo una giovane donna che intrattiene gli ospiti – amici e familiari – per una festa a sorpresa in onore del marito, che la mattina successiva raggiungerà l’agognata pensione. Lui non sa ancora nulla dei festeggiamenti organizzati dalla consorte poiché sta facendo jogging per le strade semideserte della città. Al rientro, in una casa al buio in cui gli amici si sono nascosti ovunque per fare una sorpresa al festeggiato, Franco Amore (Pierfrancesco Favino) si prepara – una volta accese le luci – a brindare alla nuova vita in arrivo. Gioia, un vago imbarazzo per l’accoglienza e una certa facilità alla commozione segnano l’inizio dei festeggiamenti. Ma le cose non sono quello che sembrano e sarà la narrazione degli ultimi dieci giorni di lavoro a spiegare il perché.

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Milano è una città da sempre non facile: vi transitano ingenti volumi di denaro e vi opera buona parte dell’economia italiana, in particolare finanziaria. A causa di ciò, nei suoi centri direzionali si concentrano interessi di ogni genere e personaggi talvolta loschi – colletti bianchi compresi – di ogni provenienza. Franco Amore ha lavorato tutta la vita immerso in questo ambiente ed è, ormai, a pochi giorni dal pensionamento dopo trentacinque anni di lavoro in Polizia. Arrotonda il magro stipendio facendo nel tempo libero da guardaspalle al cugino della moglie – Cosimo Forcella (Antonio Gerardi) – i cui commerci sono sul filo della legalità. Nonostante i compromessi – dovuti al tentativo di far meglio quadrare i conti a fine mese e andare incontro alle esigenze della moglie Viviana (Linda Caridi), decisamente più giovane, e di una figlia avuta da un precedente matrimonio che studia all’estero – Franco Amore ci viene presentato come una persona onesta e al di sopra di ogni sospetto. Non ha mai sparato a nessuno in vita sua ma ciò non gli ha impedito di essere stimato e rispettato da tutti i colleghi, pur non avendo fatto carriera.

Di conseguenza, quando arriva un’offerta di lavoro da parte di un gruppo cinese di import/export di diamanti – il cui proprietario è stato miracolosamente salvato da un attacco cardiaco proprio da Amore – questi accetta, sempre pensando al proprio futuro e a quello della sua famiglia. È, anche in questo caso, Cosimo Forcella a proporre ai cinesi il quasi ex-poliziotto per un ruolo di organizzatore della sicurezza dell’azienda, vista la sua lunga esperienza in Polizia. Nuovamente emerge in modo evidente la sostanziale onestà di Franco Amore, che mette in chiaro che non accetta traffici di droga e persone armate a bordo dell’auto e, soprattutto, che vorrebbe iniziare il nuovo lavoro solo dopo il pensionamento ufficiale. Ma la controparte, però, ha fretta e non è disponibile a rinviare la prima consegna della quale dovrà occuparsi Franco, prevista proprio durante l’ultima notte di lavoro in Polizia. Alla fine accetta l’incarico poiché si tratta – almeno in apparenza – di una semplice scorta ad un corriere che arriverà in aeroporto con un piccolo carico di diamanti, lavoro per il quale Amore coinvolge, come secondo componente della squadra, anche l’amico e collega Dino (Francesco di Leva).

Le cose, però, non andranno come previsto. Durante le poche ore che separano Amore dal pensionamento accadrà di tutto: Dino rimarrà ucciso e Franco Amore passerà una notte terribile, in un crescendo di eventi che prenderanno tutti una piega sbagliata e che rischieranno di far concludere in modo ignominioso la carriera del poliziotto tutto d’un pezzo, la cui unica colpa è stata l’evidente ingenuità di accettare l’incarico per quella sera. La parte centrale del film è un susseguirsi di avvenimenti e colpi di scena introdotti (anche) con l’uso di frequenti flashback in cui la moglie di Amore – che all’inizio è un personaggio collaterale con una vena lievemente macchiettistica – assume un ruolo e uno spessore maggiore.

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Molto ben riuscite e incalzanti sia la scena dell’assalto del tunnel, che vede Amore in azione, sia quella – quasi in contrapposizione – del recupero dei diamanti, in cui il poliziotto non può che essere un semplice spettatore e ad agire è la moglie Viviana: una scena che ha il sapore di una citazione hitchcockiana da La finestra sul cortile. Davvero coinvolgente la colonna sonora di Santi Pulvirenti, che sottolinea con efficacia la vicenda.

Scritto e girato da Andrea Di Stefano, il film con Francesco Favino è – molto probabilmente – un prodotto che pur mantenendo contesto e ambiente per forza di cose “nazionale” (cioè italiano) ha un respiro e una struttura tipicamente internazionale, dovuta alle esperienze del regista negli Stati Uniti, dove approda dopo gli studi superiori. Per un risultato a metà fra il genere Polar francese e il poliziesco italiano, con venature del genere “poliziottesco” del quale non raggiunge – però – la crassa e ostentata violenza tipica dei nostri film degli anni settanta.

Bravi Pierfrancesco Favino, ormai una garanzia, e Linda Caridi, una piccola rivelazione per quanto – come nel caso dell’altrettanto convincente Antonio Gerardi – il ruolo insista a volte eccessivamente sul registro calabro-meridionale del personaggio.

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