The Man in Black

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Parlare di Johnny Cash senza essere retorici è pressoché impossibile. Almeno lo è per me.

Perché per me Johnny è come un amico. Di quelli duri, difficili da comprendere, con un carattere impossibile che però quando serve sono sempre al tuo fianco.

Proprio per non essere ripetitivo o troppo didascalico (ed anche perché una tripletta di canzoni di Cash è già presente nella playlist di #fromfolktofolks) oggi – nonostante il protagonista sia il nostro Man in Black – non aggiungerò alla nostra “compilation” canzoni cantate da Cash, vi parlerò però di canzoni che con lui hanno molto a che fare.

Esistono pochi artisti, nella storia della musica, così trasversali da influenzare musicisti di ogni tipo; dai pop-singers, ai rappers, ai musicisti rock e punk.

Johnny prima che una artista immenso era un uomo. E come tale aveva le sue debolezze e le sue forze, le sue grandi ombre e le sue luci accecanti. Aveva una grande fede in Dio ma si comportava spesso come se fosse posseduto dal demonio.

In effetti, per lunghi periodi, un demonio lo aveva realmente in corpo. Droga, anfetamine, alcol. Un demonio che è riuscito ad estirpare solo dopo una lotta terribile, grazie all’amore di una donna.

Una donna che nei suoi confronti aveva una devozione senza eguali e che – forse proprio per questo – era anche una delle poche persone in grado di tenergli testa.

Questa donna, neanche a dirlo, era June Carter.

Per raccontare la loro storia d’amore, come per raccontare la vita travagliata del nostro eroe, non basterebbe un libro, figuriamoci un post di poche righe.

Però qualche canzone potrebbe venirci in aiuto e farci capire qualcosa in più. Spesso nelle canzoni si raccontano storie che altrimenti non troverebbero spazio, affiorano sentimenti che non troverebbero mai il coraggio di emergere, si scagliano frecce che altrimenti rimarrebbero in una faretra impolverata.

 

È il caso di questa canzone; forse una delle canzoni più famose di Johnny Cash. Ricorderete le trombe mariachi della versione originale e l’atmosfera festosa.

Il realtà di festoso in questa canzone c’era ben poco. Questa canzone è stata scritta da June Carter (ed è proprio nell’interpretazione di June che la ascolteremo) per descrivere il suo amore impossibile – almeno nel momento in cui nacque il brano – con Cash. Probabilmente, se esistono le anime gemelle, loro lo erano, ma erano anche entrambi sposati, con famiglie e figli, con problemi vari e dinamiche difficili. Per cui la loro anima bruciava da un lato per questo amore pronto a sbocciare e dall’altro per l’impossibilità di coltivarlo.

L’amore è una cosa che brucia.

June Carter – The Ring of Fire

 

Glen Sherley – Greystone Chapel Questa canzone è stata resa famosa da Johnny Cash nel suo live at Folsom Prison. È stata però scritta da un (allora) detenuto della prigione. Johnny la ascoltò il giorno prima dello show, gli piacque e ne fece una bella versione live il giorno dopo, davanti a tutti i detenuti di Folsom (Glen compreso). Sembra una favola. In parte lo fu; infatti Glen uscito di prigione intraprese una carriera da musicista portando in giro le proprie canzoni sull’onda della notorietà portatagli da Cash. Purtroppo, come spesso accade, la favola non ebbe però un lieto fine. Glen non sopportò il peso della fama improvvisa e dell’altrettanto improvvisa eclissi e si tolse la vita pochi anni dopo.

 

 

The Carter Family – Keep on the Sunny Side L’ultimo brano è della Carter Family (qui in versione Mom and 2 sisters). Ci dice che nella vita spesso c’è un lato oscuro, ma che ce n’è anche uno luminoso, che puoi riuscire a vedere anche attraverso le difficoltà…ed è meglio restare da quel lato.

 

 

There’s a dark and a troubled side of life
There’s a bright and a sunny side, too
Though we meet with the darkness and strife
The sunny side we also may view.

Mi pare non possa esserci miglior augurio per chiudere la rubrica, oggi, perciò Keep on the Sunny Side, guys!