A Million Miles Away. Separati da un oceano.

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Will the Circle be Unbroken?
Ovvero: “Il cerchio si chiuderà?”

La risposta è affermativa. La musica popolare, dopo essere partita dall’Africa e dal vecchio continente, sulle navi degli schiavi e degli emigranti, dopo essersi radicata in America ed aver dato origine a numerosi figli, ritorna all’ovile.

Il Folk Blues fa la sua entrata trionfante – finalmente – in Europa, a cavallo degli anni 60; qui troverà nuova linfa vitale e nuove energie per evolversi ulteriormente ed attraversare ancora l’oceano per imporsi in lungo e in largo.

In quegli anni – in America – i grandi bluesman vivono un periodo di difficoltà e, in parte, di oblio; la loro musica è oramai considerata vecchia, soppiantata proprio dai nuovi germogli a cui quelle forti radici avevano dato vita. Anche se ben presto verrà riscoperta e valorizzata nuovamente.

Nello stesso periodo, in Inghilterra, Lonnie Donegan è famoso per i suoi “Skiffle”, i Beatles muovono i loro primi passi ed assieme a loro i Rolling Stones. Proprio questi ultimi non nascondono di trarre ispirazione profonda dalla Roots music della prima metà del secolo scorso e questa profonda ammirazione trova sfogo in una serie di grandi reinterpretazioni di classici Blues ed in una serie infinita di straordinarie nuove canzoni frutto di quell’ispirazione, di un grande talento e di muse tanto discutibili quanto prolifiche (droghe e alcol in primis).

Tra i più grandi interpreti del British Blues non possiamo – inoltre – non citare Eric Clapton che,  con i suoi Cream, ha creato uno dei primi “Power Trio” della storia, o l’Irlandese Rory Gallagher, grande musicista, enorme chitarrista; riservato e refrattario al Music Biz tanto da rimanerne fin troppo ai margini in rapporto al talento.

Non mi soffermerò sul lato di costume (seppur importantissimo) del fenomeno, mi concentrerò per di più sulle canzoni che – alla fine – sono la cosa che lascia il segno più graffiante e duraturo nel tempo.

 

Cream – Crossroads  Una macchina da guerra (musicalmente parlando) che ha preso classici del blues trasformandoli in rock. Jack Bruce, Eric Clapton e Ginger Baker qui ci danno un saggio della loro energia con questa reinterpretazione di un classico di Robert Johnson, la mitica “Crossroads”.

 

Rolling Stones – Sweet Virginia Parlare dei Rolling Stones è difficile. 50 anni di Rock non si possono riassumere in poche righe. Quindi ho deciso di farvi ascoltare, semplicemente, una delle mie canzoni preferite. Ci parla del vino della California e della “dolce” Virginia con un pigro e suadente ritmo country-blues ed un’armonica avvolgente. Che poi molti sostengano sia una metafora per parlare delle droghe poco importa…la canzone è meravigliosa ed è tratta da quel capolavoro assoluto che è “Exile on Main Street”, registrato in Francia, in una cantina e divenuto uno dei più grandi dischi della storia.

 

Rory Gallagher – A Million Miles Away In quegli anni l’Irlanda era lacerata da tensioni terribili e Rory era uno dei pochi che riusciva ad unire la gente, uno dei pochi che poteva suonare indifferentemente nel Nord o nel Sud raccogliendo consensi. La sua musica arrivava dall’anima e per questo univa anziché dividere. Questa splendida ballad fotografa a pieno la sua grande sensibilità, il suo straordinario talento musicale e la sua fragilità umana. Perché capita a tutti, talvolta, di sentirsi lontano un milione di miglia, persi in un oceano virtuale nel quale il vento ci conduce alla deriva come una zattera.

 

La prossima settimana si riparte dal sasso lanciato oggi nell’oceano (quello del rock) per arrivare a parlare di Hendrix, del Grunge e dei Nirvana (tra le altre cose) facendo però un doppio salto carpiato all’indietro. Non vi svelo troppo, in ogni caso, scoprirete tutto giovedì prossimo.

Per oggi gustatevi la playlist aggiornata.

 

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