#moodbabelico 4 | THE AMERICAN SADNESS

Il #moodbabelico 4 nasce da una chiacchierata avuta con Serena Bertoglio, neolaureata in Scienze della comunicazione con la tesi  dal titolo “The American Sadness: Inclusione ed Esclusione nel reportage narrativo nordamericano contemporaneo”.

Il tema del’ American Sadness ci ha incuriosito a tal punto da chiederle di occuparsi del post di quest’oggi 🙂

The American Sadness è il rovescio dell’American Dream: uno stato di malessere che coinvolge gli Stati Uniti, una condizione di disagio più o meno latente, un’ombra incombente sul sogno americano. L’ombra coinvolge non solo il racconto dell’Esclusione (la tristezza di chi abita i margini della società americana) ma si allunga fino a quello dell’Inclusione (la tristezza dei “privileged American”, dalla Middle Class ai ceti più benestanti) e culmina alla Convergenza dei due assi, quando il mondo degli inclusi e quello degli esclusi collidono.

Lo spunto ci viene proprio da David Foster Wallace che in un’ intervista (Laura Miller – Salon, 9 marzo 1996) parla di  “A real American type of sadness” (“Un genere di tristezza veramente americano”) e ne troviamo traccia in molteplici testi, film, documentari e non solo… Ve ne citiamo alcuni e li suddividiamo in:

L’AMERICAN SADNESS DELL’ INCLUSIONE

 

cover

“Sognatori del sogno dorato” di Joan Didion, in Verso Betlemme: cronaca di un tragico omicidio consumato interamente in seno alla classe media immigrata in California con la promessa del Golden Dream.

 

 L’AMERICAN SADNESS DELL’ ESCLUSIONE

ARCO

“Signore e luci rosse” di William T. Vollmann, ne I Racconti dell’arcobaleno: reportage narrativo sui generis che racconta le incursioni dell’autore nel Tenderloin, il quartiere a luci rosse di San Francisco.

 

Louisiana – The other side, film documentario del 2015 di Roberto Minervini.

ecco l’articolo di Liborio Conca uscito per Minima&Moralia 

 

L’AMERICAN SADNESS DELLA CONVERGENZA

 

WALLACE          SAUND

“Una cosa divertente che non farò mai più” di David Foster Wallace: l’esperienza di una settimana di “Crociera extralusso” intorno ai Caraibi. Passeggeri americani benestanti e membri dell’equipaggio del Terzo Mondo allargano le fila di Inclusione ed Esclusione, e la nave su cui viaggiano si erge a simbolo della loro triste convergenza.

 

“La Grande Muraglia” di George Saunders, ne Il megafono spento: viaggio lungo la linea di frontiera tra Messico e Stati Uniti, dove gruppi armati di vigilantes tentano di mantenere a distanza un’altra categoria di esclusi, gli immigrati sudamericani che intendono varcare illegalmente il confine.

 

TRE SEP

“Le tre sepolture”  film del 2005 di e con Tommy Lee Jones: in Texas un agente di frontiera uccide per errore un clandestino messicano che lavora in un ranch. L’omicidio viene insabbiato ma un amico del messicano scopre la verità, rapisce il poliziotto e lo costringe ad accompagnarlo nel villaggio d’origine del ragazzo per garantirgli una degna sepoltura.

Eccovi la recensione di Serena

 

Vi segnaliamo infine l’opera che, a parer nostro, racchiude  tutte e tre le forme di American Sadness:

A sangue freddo, nonfiction novel di Truman Capote
“Truman Capote – A sangue freddo”  film del 2005 di Bennett Miller con Philip Seymour Hoffmann.
Gelida cronaca della sadness ai poli opposti della società americana dei tardi anni Cinquanta e degli effetti della loro fatale convergenza. Quattro omicidi consumati a sangue freddo e due condanne a morte per impiccagione volgono in incubo l’American Dream.

 

CAPOTE

a cura di Serena Bertoglio, che ringraziamo molto… ecco la sua mail serena.bertoglio@libero.it