Noi siamo infinito. Lui di più.

Scrivere della scomparsa di un artista come David Bowie è la cosa più surreale, strana e assurda che ci possa essere. Perché Lui era e rimane uno che su questo mondo è passato come un fulmine, sconvolgendolo. Un fulmine come quello che si dipingeva sul viso ai tempi di Aladdin Sane, un fulmine colorato, improvviso, che portava con se un tuono perpetuo le cui vibrazioni continuano a risuonare oggi. E lo faranno anche domani, tra un anno, tra un secolo, statene certi.

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Per prima cosa, stamattina, dopo aver letto della sua scomparsa, ho avuto la netta percezione che che uno come Lui non sia morto perché -semplicemente – non è mai stato di questo mondo.

Non ho cliccato su nemmeno uno dei video pubblicati sui social.

Sapevo esattamente cosa avrei visto ed il fatto che immediatamente quei video – che fino a poco prima erano solo miei – fossero di tutti mi disturbava.

Ma è questo che fanno i grandi Artisti, ti fanno sentire come se la loro opera fosse solo tua, come se toccasse le tue corde in una maniera speciale ed unica, come se nessun altro potesse provare quello che provi tu ascoltandoli. Che poi forse è vero, perché ognuno di noi ascoltando un pezzo di Bowie provava qualcosa di differente; Lui era in continuo mutamento e le sensazioni che ti trasmetteva mutavano con Lui, e mutavano con noi. Con ognuno di noi. È questa la grandezza, infinita, di Bowie

Quello di oggi doveva esser un post per promuovere #fromfolktofolks.

Ma oggi non era possibile farlo.

Oggi è un giorno strano. Oggi è un giorno che non ci appartiene del tutto.

La sensazione (brutta) che mi resta appiccicata addosso dopo una giornata come questa è che il pavimento su cui sono sempre stato abituato a camminare – quello costruito nel tempo dai miei Eroi – stia lentamente cedendo. È come se, passo dopo passo, stessi perdendo i miei miti, i miei mentori, coloro che mi hanno portato ad amare quello che faccio. Ma il pavimento che si sbriciola deve lasciare spazio all’universo, all’infinito che è dentro di noi.

Bowie era enorme perché non era il passato. O meglio era il passato, ma era anche il presente ed il futuro. Non parlerò del suo ultimo lavoro. Non l’ho ancora ascoltato a fondo e probabilmente non sono ancora pronto per farlo.

E non voglio salutarlo con un suo video. Voglio salutarlo con uno spezzone di un film. Un film sull’adolescenza, un film che non dovrebbe appartenermi. Un film che nonostante questo mi ha commosso e toccato come pochi altri.

Nella scena finale abbiamo il protagonista del film che fa delle riflessioni sulla vita. Semplici, profonde.

Poi parte “Heroes”, nemmeno uno dei miei pezzi preferiti di Bowie, ed io scoppio in lacrime. Ogni cazzo di volta. Come mi è capitato stamattina, dopo essermi alzato dalla mia scrivania avendo finito di leggere della morte di Bowie, in maniera improvvisa, inaspettata, naturale.

Noi siamo qui e ora…non ieri e non domani. Ed è in questo istante che noi siamo infinito.

Lui invece lo sarà sempre. Infinito.