NOIR | Paul Schrader e lo sguardo sulla verità

di Umberto Mosca

A Paul Schrader, prima studente di cinema e poi critico cinematografico, si deve la celebre classificazione del genere Noir, che secondo il cineasta della New Hollywood, va ascritto a una “età dell’oro” situata tra i primi anni Quaranta e la fine degli anni Cinquanta. In tal senso, Schrader individua e descrive tre diversi periodi all’interno di questo ventennio straordinariamente denso e creativo, ciascuno dei quali segnato da differenti approcci estetici. 
Un primo periodo, situato tra il 1941-1946, in cui prevalgono toni da Melodramma, segnato dalle ricostruzioni in studio, da dialoghi di matrice letteraria (la tradizione popolare dell’hard boiled) che prevalgono sull’azione, dalla figura dell’investigatore privato come figura solitaria e innovativa dell’immaginario (vedi film come Il grande sonno e Il mistero del falco).

A questa fase fa seguito una sorta di variante estetica segnata dalla prospettiva del Realismo (e che si estende fino al 1949), che ha in La città nuda di Jules Dassin il suo modello esemplare e che si distingue per un discorso più oggettivo ed esplicito sull’ambiente sociale, i set sono nelle strade e non nei teatri di posa, la presenza di un poliziotto equilibrato e giusto compensa le situazioni corrotte diffuse anche nella polizia. Infine, nel decennio successivo, in occasione della fase più intensa dell’ossessione anticomunista, esplode in maniera conclamata la fase del Noir Psicotico, che diventa allucinato e sadico, e in cui il personaggio principale è un individuo a tratti spregevole e assolutamente non esemplare come modello (vedi il cattivo seriale de La morte corre sul fiume, citato da Schrader nel suo recente First Reformed). È l’epoca che va da Un bacio e una pistola a L’infernale Quinlan.

Affliction (umberto)
Affliction

Tutto ciò che verrà realizzato dopo quel lungo periodo sarebbe da considerarsi post noir, anche dal punto di vista di altri studiosi del cinema e della sua storia.
In questo sguardo di lungo periodo, che arriva sino ad oggi e che passa attraverso gli studi sull’arte cinematografica all’Università della California e all’American Film Institute, dobbiamo collocare l’opera di Paul Schrader: l’esperienza esemplare di chi ha continuato a portare nell’impianto di genere lo sguardo essenziale, rigoroso ed etico di cineasti giganti quali Bresson, Dreyer e Ozu.

Il collezionista di carte

Una sintesi che percepiamo nell’intera sua filmografia e che si rinnova con originalità indelebile nel cinema contemporaneo, come testimoniano opere come First Reformed (2019) e Il collezionista di carte (2021). Espressione di un cinema unico che sa essere, allo stesso tempo, la rivelazione inattesa di un’America contemporanea ipocrita e corrotta, e la finestra sulla ricerca di una dimensione trascendente, di una visione “ulteriore” che dia un senso al dolore e alla sofferenza delle esistenze immanenti, fatte di errori, di compromessi e di tradimenti. È in questa esplicita ricerca di risposte per lo spirito che il cinema di Paul Schrader si evolve, a partire dalle atmosfere e dagli intrecci di genere, attraverso profonde intuizioni

filosofiche, come quando il reverendo Toller di First Reformed suggerisce al giovane ambientalista senza speranza che per gestire la vita conta più il coraggio che la ragione.

Un’interpretazione personalissima e complessa del Noir: che sempre sostiene una visione politica delle relazioni sporche tra la fede e il denaro; che sempre mette al centro il tema della responsabilità dei più vecchi nei confronti dei più giovani; che pone il tema della “verità” al centro del percorso dei personaggi, tramite la situazione ricorrente del “guardarsi negli occhi”, una “mise en abyme” realizzata attraverso i diari e gli specchi, che suggerisce il bisogno inalienabile di visione nel profondo e che rivela la più autentica ricerca di Dio.

Taxi Driver

E di questa ricerca in profondità condotta dai personaggi di Schrader troviamo i fondamenti nell’orientamento  antinaturalistico delle sue regie, fatte di sottrazioni e di cromatismi impoveriti. Condizione estetica per avvicinarsi all’essenza delle cose e per esorcizzare, attraverso un’intera carriera artistica, gli echi e i fantasmi di un’educazione religiosa e psicologicamente violenta.

Lo spacciatore

Le visioni noir di Umberto Mosca

# Detour – Edgar G. Ulmer, 1945
# Le catene della colpa (Out of the Past) – Jacques Tourneur, 1947
# La morte corre sul fiume (Night of the Hunter) – Charles Laughton, 1955
# Ascensore per il patibolo (Ascenseur pour l’échafaud) – Louis Malle, 1958
# L’infernale Quinlan (Touch of Evil) – Orson Welles, 1958
# Frank Costello faccia d’angelo (Le samouraï) – Jean-Pierre Melville, 1967
# Il lungo addio (The Long Goodbye) – Robert Altman, 1973
# Pulp Fiction – Quentin Tarantino, 1994
# Fratelli (The Funeral) – Abel Ferrara, 1996
# L’uomo che non c’era (The Man Who Wasn’t There) – Joel Coen, 2001

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