NOIR | The Parallax View

di Elena Pacca

L’evoluzione del noir come genere cinematografico caratterizzato da una versione storica, già definita “classica”, non poteva che passare attraverso un filtro di distorsione di alcuni canoni e l’immissione di nuovi. Una visione obliqua che comporta un punto di vista non lineare, in grado di abbracciare nuovi elementi nell’ottica del post moderno e del post post moderno, che configurano un nuovo approccio definito neo-noir. Alcuni film si caratterizzano per la presenza massiva di quello che Mark Fisher individuava nei concetti di “strano” e “inquietante”, the “weird” e the “eerie”.

IL NOIR INATTENDIBILE

Memento – Christopher Nolan, 2000

Quella che potremo definire, a posteriori, una vera e propria ossessione per il concetto di tempo, si rivela già in Memento, l’esordio di Christopher Nolan. Una storia che gioca sul senso di straniamento e disorientamento che attanaglia lo spettatore come un boa constrictor dall’inizio alla fine serrando sempre più la sua morsa Il montaggio al contrario, la duplice natura cromatica colore/bianconero, il rapporto dialettico fra ricordo e dimenticanza concorrono a ricreare una realtà – vera o presunta, elemento esterno alla mente del protagonista – spiazzante e indecifrabile.

IL NOIR ONIRICO

Mulholland Drive – David Lynch, 2001

La vita è sogno. Mai affermazione può risultare più calzante approcciando la complessità strutturale di Mulholland Drive. Personaggi mutanti come animali in grado di cambiare pelle. Seguiamo una storia e poi ci accorgiamo di essere dentro ad un’altra. Anche in questo caso il senso del disorientamento percorre tutto il film. Attraversiamo porte o portali – parlando di Lynch – che ci conducono in dimensioni e piani diversi. Se avessimo il famoso filo faticheremmo comunque ad uscire dal labirinto narrativo costruito. Sogno, realtà, allucinazione e immaginario si compenetrano e si affiancano, si sfaldano e si dissolvono lasciandoci il sentore di un risveglio altrettanto spiazzante per noi.

IL NOIR ROMANTICO

Drive – Nicolas Winding Refn, 2011

Il contrappunto di una venatura romantica, dolente e impossibile, è la chiave di volta di un film teso e scuro nei sentimenti ma scintillante di neon e colori fluo; a partire dai titoli di testa, focalizzato su una figura enigmatica e quasi impassibile che vive gli eventi come dettati da una sorta di inesorabile destino. Un duro glaciale, ma al tempo stesso non dimentico di un afflato di generosità, di istinto di protezione. Drive gioca sugli archetipi del noir, l’eroe solitario non privo di macchia, la fanciulla in pericolo, l’atmosfera torbida, la città notturna, la discesa agli inferi; ma ne fonda una nuova visione, spiazzando con i contrasti che appaiono strani e perturbanti: i colori ipersaturi, i silenzi, la violenza improvvisa, la musica elettronica a scandire un tempo di non ritorno, perché la natura di uno scorpione tale rimane sempre e comunque.

IL NOIR CONFESSIONALE

Calvario (Calvary) – John Michael McDonagh, 2014

La natura ostile di un territorio sferzato dal vento e dalle intemperie concorre a disegnare l’ambito in cui si muovono i personaggi. Una waste land interiore, che scarnifica i sentimenti. L’anomalia di Calvary è che al centro di una storia di abusi, di non detto e di ricerca della verità, c’è un prete cattolico nella cattolicissima Irlanda, baluardo di una comunità che si scopre avere anima e cuore nerissimi. Il noir si tinge di un tormento che pare scandito da una via crucis, sofferta e imponderabile, in cui il destino, forse ineluttabile può essere dietro ad ogni angolo. Tutto può accadere, ma nell’inesorabile crescendo, nella tela di ragno in cui si getta consapevolmente padre James proviamo un disagio quasi epidermico, una consapevolezza dolente e lacerante che inquieta non poco.

IL NOIR ETICO

Il sacrificio del cervo sacro (The Killing of a Sacred Deer) – Yorgos Lanthimos, 2017

Se un autore può definirsi tale, anche in ottica di neo-noir, questo è senza dubbio Yorgos Lanthimos. Maestro nel ricreare atmosfere spiazzanti, nel disegnare personaggi che corrono sul filo affilato dell’indeterminazione, caratterizzandoli al contempo da una serie di tratti indiziari che li ritraggono in un momento definito del loro excursus esistenziale, ne Il sacrificio del cervo sacro assistiamo a una deflagrazione di intenti che portano – letteralmente – al cuore di un dilemma di portata gigantesca. La famiglia è un’istituzione malata, senza cura. Assistiamo impotenti agli accadimenti che si susseguono tentando di fermare il meccanismo troppo feroce e troppo tragico. Ma il piano inclinato su cui scorre il film è troppo ripido e rapida la conclusione finale che toglie il fiato e mette le mani sugli occhi, come per non vedere ciò che la mente ha elaborato e ormai fissato sulla retina di un pensiero inequivocabilmente disturbante.

Le visioni noir di Elena Pacca

# La morte corre sul fiume (The Night of the Hunter) – Charles Laughton, 1955
# Il servo (The Servant) – Joseph Losey, 1963
# L’orologiaio di Saint-Paul (L’horloger de Saint-Paul) – Bertrand Tavernier, 1974
# Picnic ad Hanging Rock (Picnic at Hanging Rock) – Peter Weir, 1975
# I soliti sospetti (The Usual Suspects) – Bryan Singer, 1995
# Fargo – Joel Coen, 1996
# Memories of Murder – Bong Joon-ho, 2003
# Old Boy (Oldboy) – Park Chan-wook, 2003
# A History of Violence – David Cronenberg, 2005
# Vizio di forma (Inherent Vice) – Paul Thomas Anderson, 2014

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