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NOSTALGIA | Napule è tutto nu suonno e a’ sape tutto o’ munno ma nun sanno a’ verità

Regia: Mario Martone

Anno: 2022

Produzione: Italia, Francia

una recensione a cura di Chiara Lepschy e Giuseppe Minerva

Napule è, canzone di Pino Daniele del 1977, avrebbe potuto essere il leitmotiv della colonna sonora del film Nostalgia di Mario Martone. In realtà, il regista si affida alla più discreta e meno connotata musica di Laurent Eyquem, lasciando alle decorazioni luminose di una delle vie del Rione Sanità di Napoli – per le quali il protagonista passeggia solitario una sera – il diretto riferimento alla bellissima canzone del musicista napoletano.

Nostalgia locandina

Il film narra la storia – venata di nostalgia, tristezza e una certa rudezza – di un emigrante che torna nella propria città natale – profondamente mutata, come riassunto dallo skyline della zona direzionale – dopo una vita trascorsa a lavorare con successo in Libano ed Egitto. Insieme alla vecchia madre ormai anziana e bisognosa di aiuto, ritrova con lentezza e pazienza luoghi, panorami e ambienti, nonché quel dialetto napoletano che all’inizio della narrazione fa quasi fatica a comprendere e che con il dipanarsi della vicenda riesce a recuperare, arrivando di nuovo ad usarlo normalmente.

E, oltre a ritrovare una città e una lingua da tempo dimenticate, recupera anche il proprio passato, percorrendo strade – e avvenimenti – che hanno segnato la sua adolescenza di quindicenne amante delle moto e del guadagno facile. Insieme alle immagini della città della propria infanzia riemergono, quindi, il ricordo e il rimorso per ciò che lo ha portato ad allontanarsi quarant’anni prima da Napoli, cioè un furto in casa insieme all’inseparabile amico Oreste, conclusosi tragicamente.

E insieme alla sofferenza dei ricordi, confessata al prete anti-camorra Don Giuseppe con cui fa conoscenza, emerge che il vecchio fatto di sangue non è ancora chiuso – e non solo per la giustizia – tanto da far temere al vecchio amico – diventato il boss del Rione Sanità – che la storia possa venire alla luce. E allora tutto prende una cattiva piega, proprio quanto il protagonista decide di rientrare per sempre a Napoli, richiamando dall’Egitto anche la moglie.

Da quel momento per Felice è un susseguirsi di intimidazioni, che vanno dalla moto bruciata all’introduzione di sconosciuti in casa propria, imbrattata con l’invito a sparire per sempre da Napoli. Neanche l’incontro con Oreste, fortemente voluto proprio da Felice, risolverà la questione: troppo tempo è passato e troppo cambiate sono le due persone, nonostante le rassicurazioni del protagonista di voler solo vivere di nuovo a Napoli e di non avere nessuna intenzione di rivangare il passato. Non sarà sufficiente e la vicenda si avvierà verso una conclusione che fino all’ultimo instante lo spettatore spera di non vedere ma che, di fatto, è l’unica possibile. La nostalgia, promessa di conoscenza nella citazione iniziale di Pier Paolo Pasolini, si rivela in realtà un autoinganno: Oreste non è più il ragazzo di un tempo, impulsivo e violento ma profondamente legato all’amico, ma un uomo completamente abbrutito dalla vita che conduce, invidioso della salvezza conquistata da Felice. È noto a tutti come O’ Malomm, un camorrista che non può permettere che le sue minacce cadano nel vuoto senza perdere credibilità con i sottoposti e l’ambiente che lo circonda. A ribadire ancora una volta tutto ciò, in una delle ultime scene del film, è la foto dei due ragazzi con la moto, conservata nel portafoglio dal protagonista come un ricordo nostalgico di gioventù e probabilmente solo una prova da cancellare per Oreste.

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Con la storia tratta dall’omonimo romanzo del 2016 di Ermanno Rea, Martone offre un nuovo spaccato di una Napoli in cui le regole sono sempre le medesime e non cambiano anche quando le persone non sono più le stesse – nel bene e nel male – e gli anni trascorsi dalle vicende che hanno visto intersecarsi le vite dei personaggi sono davvero tanti. Meravigliose le immagini della città, anche quando risentono di una certa tendenza estetizzante che se da un lato rimarca la distanza fra le meraviglie di Napoli e il suo degrado, dall’altro lato forse rischiano – almeno in alcuni casi – di sfiorare la rappresentazione da cartolina.

Splendida interpretazione di Pierfrancesco Favino, la cui capacità di trasformazione da un personaggio all’altro – nonché del singolo personaggio all’interno di una storia, come nel caso di Nostalgia – è ormai straordinaria, senza mai diventare istrionica.

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