associazione di promozione sociale

NOSTALGIA | Un ingannevole gioco di ricordi

Regia: Mario Martone

Anno: 2022

Produzione: Italia, Francia

una recensione a cura di Liliana Giustetto

La scena iniziale ci mostra il protagonista che vola su un aereo di una compagnia islamica ed atterra in una città mediorientale.
Così pare, un gioco del regista, la città, ripresa nei suoi angoli più decadenti ed esteticamente corrotti, è la sua amata Napoli.

Nostalgia img 1 liliana

Il protagonista – Pierfrancesco Favino – è Felice, uno stanco cinquantacinquenne, con la pelle scura e i capelli neri appena brizzolati, un elegante imprenditore, che torna, dopo 40 anni di assenza, dove è nato: al rione Sanità.
Partito a 15 anni per lavorare, in Libano, con uno zio costruttore, per tanti motivi non è mai tornato a casa e ha fondato una sua impresa in Africa.
Fatica a parlare l’italiano senza un accento straniero e guarda, con stupore, una città che pare quasi immutata, a differenza sua.
Ha fatto il viaggio, spinto dalla moglie egiziana, per ritrovare l’anziana madre, dopo tanti anni, prima che sia troppo tardi.

Nostalgia img 2 liliana

In breve, le reminiscenze della famiglia, della gioventù e della città, si impadroniscono di lui, che lascia la freddezza con cui è arrivato, per umanizzarsi a misura degli ambienti e delle persone; pian piano, riacquista persino il dialetto e si concede un bicchiere di vino, lui, convertito all’Islam, per amore.
Un giovane sacerdote, che mette all’ultimo posto il proselitismo, per mettere al primo l’umanità, gli apre gli occhi sulle nuove esigenze della comunità.

Ma la nostalgia porta con sé tanti ricordi ed altrettanti incubi.
Conti mai chiusi e voglia di appartenenza.
Radici che si rinverdiscono, empatie che tornano ad emergere.
Amici vecchi e nuovi che gli dicono di tornarsene al più presto da dove è arrivato.
Forse Napoli non ha nostalgia di Felice.

Nostlagia img 3 liliana

Dietro tutti, il vecchio amico dell’adolescenza, Oreste, O’Malommo.
Personaggio inquadrato pochissimo dalla camera, che si sofferma solo sui suoi lunghi capelli bianchi e sui suoi scatti nervosi e che ha qualcosa del colonnello Kurtz di Apocalypse Now a sottolineare il suo isolamento nell’abbrutimento della vita.
L’illusione dell’immortalità dell’amicizia, insieme all’errata percezione della propria sofferenza rispetto a quella dell’altro, rendono impossibile la comprensione dell’amico che è stato più di un fratello, un tempo.
Ma il legame non si dissolverà mai.

Lo straordinario montaggio e la splendida fotografia ci fanno rimbalzare, come palle da biliardo, tra presente e passato, che distinguiamo quasi solo grazie ai giochi di luci e di colori.
Tra i vicoli, le salite, le discese, i muri scrostati – tutti rimasti praticamente identici – in quella enclave povera e vivissima che è stata la sua culla.
Senza anticipare nulla, solo seguendo la trasformazione di Felice, nei riguardi della sua nostalgia, Martone riesce a trasformare la storia in un thriller; ad ogni passo, ad ogni girata d’angolo, mi pareva che qualcosa stesse per accadere, che il dramma fosse imminente, pur continuando a seguire le vicende di un uomo che decide, semplicemente, di tornare alle origini, di riallacciare i rapporti.
Perché Napoli è magia ed incanto, speranza e paura.
Quasi mai futuro.
Specialmente se si è convinti di dimenticare il passato.

Nostlagia img 4 liliana

Favino, che ci ha abituati alle sue interpretazioni, non si smentisce, bravissimo anche con
l’uso della voce.
Non è da trascurare il parallelismo tra il personaggio di Felice e quello di Tommaso Buscetta, ne Il traditore di Marco Bellocchio, entrambi interpretati da Pierfrancesco Favino.
Due uomini che vivono, da tanto, lontani dalla patria Italia e che lasciano, entrambi, una bella, innamorata e giovane moglie, per tornare a fare i conti con il passato.

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