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PACIFICTION – UN MONDO SOMMERSO | La rarefazione come cifra stilistica

Titolo originale: Pacifiction – Tourment sur les îles
Regia: Albert Serra
Anno: 2022
Produzione: Spagna, Francia, Germania, Portogallo

una recensione a cura di Chiara Lepschy e Giuseppe Minerva

Pacifiction – Un mondo sommerso del regista catalano Albert Serra si segnala per la sua notevole durata (ben 163 minuti) senza essere né un blockbuster d’avventura, né un film epico-storico che – specie nell’ultimo decennio – hanno spesso durate consimili, forse per dare al plot la possibilità di trattare estesamente un tema e allo spettatore di godere di un’immersività piena, che non è solo visiva ma anche temporale.

La vicenda narrata si svolge nella Polinesia Francese, probabilmente a Papeete, la capitale situata sull’isola di Tahiti. La tranquillità degli arcipelaghi viene turbata dalle voci incontrollate di una possibile ripresa dei test nucleari francesi nella zona del Pacifico Meridionale, già teatro fino al 1996 – sull’atollo di Mururoa – di precedenti test in atmosfera e sotterranei. Da tale antefatto prende il là una lunga serie di dialoghi fra vari ed eventuali personaggi, quasi sempre incentrati sulla figura dell’Alto Commissario della Repubblica de Roller (un davvero ottimo Benoît Magimel), principale protagonista del film.

Pacifiction img 1 beppe e chiara

La sceneggiatura di Albert Serra è esile e si basa su dialoghi rarefatti che si susseguono con durata differente ma mai trascurabile. Ciascun dialogo corrisponde, a tutti gli effetti, a un vero e proprio “quadro” sia verbale che visivo: le immagini – splendide e dai colori talvolta ai limiti della saturazione – non possono non ricordare, grazie alla comune ambientazione, le opere tahitiane di Paul Gauguin e ciò non solo per i paesaggi polinesiani ma anche e soprattutto per la sensualità espressa dagli abitanti del luogo, nonostante questa sia mantenuta solo sullo sfondo, anche visivo, della storia.

Le due ore e tre quarti di film trascorrono, quindi, in un alternarsi di scene con personaggi caratterizzati mediante poche pennellate, che vivono situazioni non così funzionali a quello che sembra essere il tema principale dell’opera e cioè il neocolonialismo e la mancanza di rispetto degli occidentali per gli equilibri della natura e per le popolazioni native. Si tratta quasi sempre di dialoghi di “contesto”, che permettono di tratteggiare sommariamente un luogo e un ambiente – naturale, sociale, politico – così lontano da noi per distanza, caratteristiche e tradizioni. Assistiamo, allora, agli incontri ufficiali fra de Roller e il comitato di persone che lo supportano nel governo dell’arcipelago, alla chiacchierata con il candidato sindaco di una vicina isola (appoggiato politicamente dall’Alto Commissario), nonché alla preparazione di un ballo polinesiano per il night locale. Eh sì, perché il ruolo del Commissario non sembra essere solo quello politico affidatogli dalla Repubblica ma anche quello di semi-faccendiere neocoloniale coinvolto in attività (magari solo in qualità di “consigliere”) rivolte al turismo, come il locale notturno dell’amico e la costruzione del futuro casinò, al quale vorrebbe accedere anche la popolazione del posto contrariamente a quanto previsto. Tra i quadri proposti merita una citazione a sé la scena, molto bella visivamente, delle grandiose onde oceaniche cavalcate dai surfisti e ammirate dai turisti a bordo delle imbarcazioni, che de Roller segue da una moto d’acqua indossando l’immancabile completo di lino bianco, cosa che contribuisce a creare un effetto straniante.

Anche i personaggi tratteggiati dal regista/sceneggiatore, de Roller compreso, sono rarefatti almeno quanto la trama e i dialoghi del film. Intorno al protagonista, la cui reale vocazione non è – come accennato – facilmente intelligibile, ruotano figure di contorno prive di una profondità psicologica di rilievo. Troviamo un improbabile diplomatico portoghese, la cui relazione con ciò che sta avvenendo nelle isole è poco chiara, intento più a godersi la vita che a fare ciò che deve (ma cosa dovrebbe fare?). E poi il misterioso Mike, forse una spia americana che non proferisce parola e la cui presenza con occhiali scuri è sufficiente a trasmettere tensione e una sorta di “atmosfera” antifrancese, almeno a detta dell’Alto Commissario. C’è poi un giovane polinesiano che di fronte alle voci di una ripresa dei test nucleari, ventila un’azione (violenta? di protesta?) che dovrebbe far recedere i francesi e liberare la Polinesia Meridionale, iniziativa – però – della quale si perdono ben presto le tracce. E polinesiana è anche Shannah, una giovane trans al cui fascino più di uno dei personaggi della vicenda sembra non resistere.

Pacifiction img 2 beppe e chiara

A chiudere la lunga fila, vi è l’ammiraglio francese, presente sull’isola quasi a confermare le illazioni sulla ripresa dei test nucleari. Un ammiraglio godereccio, beone e non poco stralunato, che con indefinitezza solenne sembra far capire che il test effettivamente ci sarà e il mondo intero temerà la Francia, poiché se avrà fatto ciò che farà ad alcuni suoi cittadini figuriamoci cosa sarà disposta a fare a un eventuale nemico. Un presunto sottomarino nucleare sarà al centro delle illazioni sul test, anche se occupa una parte per nulla significativa del film. L’Alto Commissario de Roller è l’unico ad averlo visto con un binocolo ma ne perderà presto le tracce quasi si trattasse di un miraggio, una morgana o un qualche genere di animale chimerico.

In conclusione, un film caratterizzato da tempi lenti e da dialoghi leggeri e poco funzionali al tema principale, nonché da un’indefinitezza dei personaggi che – pur senza essere stereotipati – contribuiscono più a creare l’atmosfera che ad articolare la trama degli avvenimenti, apparendo come una possibilità irrealizzata che potrebbe realizzarsi, con un sentore di possibile tragedia alle porte che sembra colpire più lo spettatore che i protagonisti, i cui ritmi di vita non sono così influenzati dalla situazione. Per un risultato che pur senza essere propriamente onirico rasenta la consistenza del sogno, come nella scena di pioggia al capo sportivo o la serata finale al night, dove tutti (ma proprio tutti) i personaggi della vicenda si trovano a ballare, prima che l’ammiraglio si allontani con i suo marinai – tenendo un discorso tra il patriottico e il folle – per salire sul chimerico sommergibile e scatenare l’apocalisse del test nucleare. O forse no.

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