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SANTA LUCIA | Alla ricerca delle origini

Regia: Marco Chiappetta

Anno: 2021

Produzione: Italia

una recensione a cura di Tiziana Garneri

Santa Lucia è un quartiere di Napoli, è il titolo di una nostalgica canzone di coloro che erano emigrati e la cantavano nei momenti di malinconia.
Santa Lucia è anche la Santa protettrice dei non vedenti, e nella tradizione napoletana “l’occhio di Santa Lucia” è un amuleto che protegge dalla cecità, a patto che lo si porti sempre con sé.

Santa Lucia è anche il titolo di un film “piccolo”, cioè fatto di una piccola storia dove alla mancanza di azione fa da contraltare un flusso che scorre come un fiume in piena di ricordi, di immagini presenti nella mente, di senzazioni e sentimenti.

Un po’ Nostalgia di Martone, un po’ Profumo di donna di Risi, questo lavoro a impianto teatrale di Marco Chiappetta si basa sulla straordinaria performance di Renato Carpentieri nei panni di Roberto e di Andrea Renzi, il fratello Lorenzo che gli fa da spalla.

Santa Lucia img 1 tiziana

La trama è semplice. Roberto da quarant’anni è emigrato in Argentina, portando con sé il segreto di questo espatrio forse negato anche a sé stesso. Divenuto uno scrittore affermato, ha messo su famiglia, ma progressivamente ha perso la vista ed ora si trova nella totale cecità.
Roberto ritona a Napoli per i funerali della madre, accolto dal fratello Lorenzo, musicista mancato che verso Roberto ha più o meno consciamente sofferto di gelosia ritenendolo il preferito tra i due.

Sottolineavamo l’impianto teatrale del film perché esso si basa esclusivamente sui dialoghi tra i due protagonisti sempre rigorosamente in primo piano, dove Roberto – tra giochi di luce che ricordano pitture astratte e che si scompongono e ricompongono rimandando alla sua cecità – si avvale della potenza dei ricordi della Napoli che vide prima di partire. Egli, con l’aiuto del tatto, prova a ricostruire tutta la sua vita.

Da cineteca è la scena in cui Roberto, prima a stento e poi sempre più sicuro, riesce a toccare il viso del fratello per tentare di riconoscerne i tratti.
Ma anche la scena di Roberto nella sua casa natale, che accarezza e stringe le mani della madre defunta, riuscendo a “vederla” soltanto con il volto giovane che ha impresso nella sua mente.

Santa Lucia img 2 tiziana

Forse la messa in scena generale del film è un po’ acerba, trattandosi peraltro dell’opera prima di un regista di soli ventisette anni, ma emerge con evidenza la stoffa di un cineasta promettente.
Nella casa natale in cui abita ancora Lorenzo, infatti, i ricordi di infanzia, i giochi e i litigi si susseguono in un modo un po’ troppo pianificato. Così come anche i ricordi di gioventù di Roberto per una bella “guagliona”, che forse egli non ha mai dimenticato, anche se sostiene di non aver mai tradito la moglie argentina neanche nel pensiero.

Ma vi sono in questo film alcuni momenti più freschi, più immediati, dove basta toccare un oggetto, ad esempio un pallone, per riprovare la sensazione da ragazzi di un tiro in porta sul campetto di calcio, o come il mangiare la pizza “che comunque si fa anche oltreoceano”.

Renato Carpentieri ha questa straordinaria capacità: pur recitando con gli occhiali da cieco, è sufficiente una smorfia, una leggera mimica del volto per permettere allo spettatore di venire a contatto col suo animo e con i suoi umori.

E concediamoci, infine, un’ultima considerazione: in fondo la lontananza, il fuggire da Napoli, per il personaggio non è stato di certo un valore aggiunto. Dice, infatti: “avevo dimenticato l’odore del mare, perché ogni mare ha il suo buon odore”. In Argentina egli è infatti un uomo senza passato, che porta con sé un segreto, un pesante fardello sulle sue spalle, accorgendosi forse che, per quanto si vada lontano, le radici non si possono mai rinnegare.

Santa Lucia img 3 tiziana
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