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[SPECIALE] CABINET OF CURIOSITIES | Il cinema delle meraviglie

Regia: Guillermo del Toro

Anno: 2022

Produzione: Stati Uniti d’America

una recensione a cura di Alessandro Cellamare

Approda dal 25 al 28 ottobre 2022 su Netflix, poco prima del suo Pinocchio in stop-motion (dicembre), la serie tv antologica di Guillermo del Toro Cabinet of Curiosities, raccolta di otto storie a varie firme, ciascuna introdotta dallo stesso regista in stile Ai confini della realtà o Alfred Hitchcock presenta.
La scelta dell’apertura in prima persona, tra descrizioni arabeggianti in parole e forme, non è probabilmente un caso, e già da sola racconta, a conti fatti, la cifra di un regista tra i più interessanti del panorama dark attuale. Della prima serie (The Twilight Zone) del Toro porta con sé la fascinazione per lo stupore, il mistero, l’inspiegabile e il weird, mentre della seconda lo spirito (anche nell’accezione di umorismo) macabro e agghiacciante fuori dalle venature horror, ma soprattutto l’idea di un cinema di intrattenimento che sia anche il manifesto di un’idea e di un autore.

Cabinet of Curiosities img 1 ale c.

L’operazione del regista messicano, in questa serie solo alla produzione e alla supervisione, è spiazzante per almeno un paio di ragioni. Da un lato gioca la carta dell’antologia, sdegnata da un pubblico mainstream che ormai considera riduttivo, se non persino impensabile, descrivere una storia nei soli novanta minuti del vecchio cinema, una platea di spettatori che chiede immersioni e approfondimenti per almeno dieci puntate da un’ora. Dall’altro, del Toro punta, sì, a un genere di facile appeal da sempre, l’horror, ma in una variante tutt’altro che di moda, quella del terrore gotico. Un tempo appannaggio quasi totale della Hammer, il gotico, fatto di castelli, streghe, fantasmi, possessioni, maledizioni e creature fantastiche di epoche antiche e moderne, ebbe il suo periodo d’oro tra gli anni 50 e 60, quando il pubblico era ancora acerbo del realismo viscerale della nuova era horror capeggiata da John Carpenter, vent’anni di lì a venire. Irretito dal crudo gore, la nuova generazione di spettatori abbandonò l’idea di essere “scherzato” con scricchiolii di porte, apparizioni, mummie e gargoyle, relegati per lo più al cinema pulp da drive-in degli anni 80 come Creepshow. Le recenti comparse del gotico moderno, basate soprattutto su stregoneria e fantasmi, hanno lasciato freddi o segnato solo cinefili di lunga memoria – il Suspiria di Guadagnino, The Lighthouse, The Lodgers, Babadook e la serie The Haunting of Hill House, per citare solo qualche titolo.
Del Toro, imbevuto di quel mondo, riesuma il filone non solo con audacia, ma compiendo la tanto desiderata inversione che si aspettava da decenni: mettere la computer graphic al servizio del cinema, anziché il (solito) contrario. Il risultato è una serie di episodi curatissimi che prendono ispirazione dalle storie macabre di un tempo potenziandone l’efficacia grazie alle moderne tecnologie visive, che permettono da un lato di godere in forme nuove di un bel cinema d’antan quasi perduto, dall’altro di dare una chance alla nuova generazione di conoscere un sottogenere altrimenti spesso neanche considerabile.

Cabinet of Curiosities img 2 ale c.

Cabinet of Curiosities – con riferimento alle wundercammer, in cui i collezionisti depositavano e ammiravano oggetti rari e stupefacenti – si apre per otto volte con una barkeriana e misteriosa architettura da cui del Toro estrae un oggetto-sineddoche, rappresentativo della storia che sta per essere proiettata. Non tutti riusciti ma sempre raffinati in esecuzione, i racconti spaziano da predoni di tombe a infernali creme di bellezza, passando per dipinti maledetti per finire con stormi di uccelli caronti di anime in pena. Segnalazione per Il modello di Pickman di Keith Thomas, uno dei due episodi tratti da storie di H. P. Lovecraft, forse una delle migliori rese, per atmosfera e angosce, degli incubi lovecraftiani, fatti di mondi dietro il mondo e possessioni senza fuga, racconto di un curatore di museo e dei terrificanti quadri di un misterioso uomo.

Per apprezzare questa deliziosa serie, il caldo suggerimento per i non avvezzi al genere è di guardarla con un’anima diversa e innocente, senza aspettative di suspense e senza attendersi quell’horror moderno la cui connotazione vira praticamente solo in un verso ed è pregiudizievole. Soltanto in questo modo si potrà forse (!) coglierne lo spirito giusto e quel piacere antico di giocare con la paura attorno al fuoco di un camino.
Lontani da disturbanti esposizioni e ruffiane violenze.

Cabinet of Curiosities img 3 ale c.
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