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[SPECIALE] PERFECT DAYS | Del vivere pienamente il qui e ora

Regia: Wim Wenders
Anno: 2023
Produzione: Giappone, Germania

una recensione a cura di Chiara Lepschy e Giuseppe Minerva

Chi è e a cosa pensa il protagonista di Perfect Days – Hirayama – interpretato da uno straordinario Kōji Yakusho, premiato al Festival di Cannes 2023 per la miglior interpretazione maschile? Non è facile dedurlo appieno, poiché il personaggio centrale della vicenda raccontata nel nuovo film di Wim Wenders proferisce poche decine parole nel corso delle due ore di proiezione. E poco o nulla apprenderemo della sua storia passata e del cammino percorso per giungere ad essere ciò che è.

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A parlare per lui sono il suo stile di vita e le sue azioni. Metodiche – queste ultime – accurate e affidabili in ogni loro espressione e per ognuna delle finalità alle quali sono rivolte: il lavoro – Hirayama è un addetto alle pulizie delle toilette pubbliche del quartiere Shibuya di Tokyo –, l’ascolto delle audiocassette di musica americana anni ’70 mentre è alla guida dell’auto con cui si sposta da una toilette all’altra, la reiterata ripresa fotografica di un grande albero nel parco in cui pranza ogni giorno, l’amorevole cura delle piantine di casa, la pulizia della propria persona nei bagni pubblici del quartiere e la lettura serale dei romanzi che acquista presso una piccola libreria. Accurato in tutto, insomma, compresa la periodica frequentazione dei luoghi in cui consuma i pasti: il parco cittadino – come detto – ma anche il locale di street food della metropolitana dove cena abitualmente e il piccolo ristorante dove pranza nei giorni di festa. La scansione regolare e ripetitiva delle giornate di Hirayama – ciascuna identica alle altre – occupa, quindi, buona parte del film, insieme alle notti trascorse dormendo serenamente su uno spartano futon, notti durante le quali rivive gli avvenimenti e sogna le persone incontrate durante il giorno, alcune delle quali – come le sue abitudini e le attività lavorative ma non solo – fanno parte del normale paesaggio della sua esistenza: il religioso che incontra nel giardino in cui pranza o il barbone un po’ svitato che spesso incrocia (e saluta con un cenno) mentre lavora. E, naturalmente, il proprietario del piccolo locale in cui cena nella metropolitana e l’addetta del ristorante in cui pranza nei giorni festivi. Tutte persone che lo riconoscono e lo salutano sempre secondo le consuete modalità, quasi si trattasse di un congiunto.

Il protagonista, quindi, è una persona per la quale la pienezza della vita passa attraverso il soddisfacente svolgimento di ogni faccenda personale e – ovviamente – lavorativa, nella quale la cura e l’impegno con cui netta i servizi igienici di Shibuya lascia esterrefatti utenti e colleghi. Si può dire che nel suo lavoro Hirayama sia da una lato un’opera d’arte nell’opera d’arte ed espressione piena del progetto artistico Tokyo Toilet che con la consulenza di un pool di creativi ha portato – alcuni anni fa – alla ristrutturazione dei bagni pubblici come sintesi di estetica e funzionalità, mentre dall’altro lato strida volutamente – con la sua pacatezza – con la parossistica frenesia e vivacità di Shibuya, cosa che fa risaltare ancor di più la sua scelta di vita.  Una vita vissuta nella consapevolezza del qui e ora, in cui l’attenta e serena applicazione in ogni attività non costituisce una nevrosi personale ma una forma di realizzazione spirituale e intellettuale.

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Della vita precedente poco sappiamo e neanche la convivenza di alcuni giorni con la giovane nipote allontanatasi da casa per un diverbio con la madre – sorella di Hirayama – permette di capire di più. L’incontro con la sorella, giunta nella sua piccola e modesta casa per riprendere la figlia, apre una spiraglio su trascorsi fatti forse di disaccordi e sofferenza interiore. Ne è parziale conferma il diverso stile di vita e la differente riuscita professionale dei due fratelli; la madre della ragazza, infatti, si muove su una lussuosa auto guidata da un autista. E ne è labile prova il cenno al cambiamento di carattere del vecchio padre, ormai gravemente malato, che può far immaginare che la causa dell’umile vita condotta da Hirayama sia legata a vicissitudini familiari che, però, non conosceremo mai. E che, in qualche modo, non sono fondamentali.

La scena finale, davvero splendida, mette in scena la mutevolezza di sentimenti provati dal protagonista, il cui equilibrio – scosso dal contatto con la propria storia – oscilla fra tristezza e gioia ed è ritrovato, ancora una volta, grazie alla musica e al lavoro, cioè a quella metodica regolarità del vivere che è la sua umile forza.

Wim Wenders rende omaggio al Giappone e al cinema giapponese in particolare, girando un film essenziale e rarefatto in cui giganteggia la recitazione di un ispiratissimo Kōji Yakusho. Ricorrendo al classico formato 4:3 e al contrasto fra il colore delle scene di vita vissuta del protagonista e l’elaborato e frammentario bianco e nero dei suoi sogni notturni, il regista omaggia uno dei più grandi e classici cineasti del cinema nipponico, quel Yasujirō Ozu che delle storie minimali incentrate su personaggi umili e popolari (come Hirayama, anche se forse solo per scelta personale) ha fatto il centro della suo primo periodo autoriale, quello degli anni ’30. Wenders, quindi, ci consegna la figura di un uomo capace di vivere pienamente il presente e che emerge quasi come un filosofo sullo sfondo di un mondo moderno appesantito da regole sociali ed economiche che rendono impossibile per chiunque coltivare l’essere piuttosto che il sembrare o l’avere. Una figura che non può non colpire anche, e soprattutto, in relazione al mondo circostante, anche se questo non è praticamente rappresentato poiché a proiettarlo mentalmente collocandolo sullo sfondo della vicenda è, in ogni momento, lo spettatore. Spettatore che, sorprendentemente, finisce per sentirsi inadeguato nel confrontarsi con un personaggio che lascia un segno su tutti coloro che incontra, dal collega di lavoro ai commercianti alla nipote. E tutto ciò senza nostalgie per ciò che è ormai alle spalle, perché la piena esistenza è essere presente qui e ora.

Un film candidato davvero degno di entrare della short list dei Premi Oscar 2024 come miglior film internazionale.

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