[TFF39] ALONERS | L’isolamento come protezione dal dolore e dalla vita

Titolo originale: Honja saneun saramdeul

Regia: Hong Seong-eun

Anno: 2021

Produzione: Corea del Sud

Premio TFF39: miglior attrice Gong Seung-yeon

una recensione a cura di Liliana Giustetto

Una struttura semplice, schematica, asciutta anche fotograficamente, per raccontare l’alienazione urbana, la solitudine, l’incomunicabilità che regnano nelle metropoli sudcoreane, il rigido inquadramento lavorativo in una società volta al profitto.
Secondo la regista “Aloners è una storia sulla capacità di dirsi addio”, in cui la protagonista, Jina, ha paura di non saper reggere l’abbandono di una persona a lei vicina. È così terrorizzata dall’idea di perdere qualcuno che evita ogni forma di legame. Attua la strategia di rimanere imperturbata quando qualcuno esce dalla sua vita e fa di tutto per non far entrare nessuno di nuovo. Ma suo malgrado, il tempo e le emozioni condivise continueranno ad avere un significato altissimo, che supera il dolore per la perdita.
Per sopravvivere in questo suo personale percorso di anestesia dei sentimenti si lascia riempire il tempo dalla tecnologia, che satura ogni suo momento libero, rifuggendo ogni contatto con le altre persone, se non indispensabile.
Jina è un’operatrice di call center per una società di carte di credito. Bravissima nel suo lavoro, pare non avere nient’altro nella vita, se non pranzare da sola e tornare a casa, senza far caso alla vita che le scorre intorno, e rifugiarsi nel suo minuscolo appartamento a guardare la tv.

Quando l’inquietante vicino dell’appartamento a fianco, che si scopre un individuo solitario come lei – nel suo caso al limite dell’hikikomori – viene trovato morto, travolto dal crollo di un cumulo della sua collezione di riviste porno, Jina non si accorge neppure della sua assenza.
Da quel momento il suo nuovo vicino di casa cercherà di coinvolgerla alla socialità, il padre inizierà a tormentarla per l’eredità della madre defunta, utilizzando anche lo smartphone della moglie. Nina sussulta ogni qualvolta sullo schermo dello smartphone appare la parola ‘mamma’ e una nuova operatrice di call center, molto maldestra e parecchio empatica, le viene affidata per essere istruita.

La sua vita, da sempre scandita tra smartphone sempre connesso e PC, viene così disturbata. Il suo microcosmo claustrofobico si esaurisce tra le conversazioni di clienti che chiedono di attivare una carta di credito per i viaggi nel tempo e le registrazioni fatte con una webcam da lei installata nella casa dei genitori, tra cui il momento della morte della madre, che Jina guarda in loop. In maniera impercettibile, tutto inizia a vacillare, passando per tante piccole cose, senza un vero motivo. E Jina rassegnerà le dimissioni alla direttrice incredula.

Accetterà la morte della madre riconciliandosi con il padre e sostituendo, finalmente, il nome ‘mamma’ con ‘papà’, nella rubrica del telefono. Telefonerà alla giovane collega augurandole un futuro più adatto alla sua indole e, per la prima volta, si concederà una passeggiata tra la folla, senza il suono degli auricolari nelle orecchie.
Passando dalla prigione dei sentimenti, alla ribellione e al ritorno alla vita.
L’attrice protagonista ha ben meritato il premio ricevuto al TFF in quanto ha saputo rendere perfettamente la solitudine interiore e lo smarrimento del personaggio.

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