[TFF39] FEATHERS | Spiccare il volo

Regia: Omar El Zohairy

Anno: 2021

Produzione: Arabia

Premio TFF39: Premio speciale della giuria

una recensione a cura di Alessandro Sapelli

Cosa c’è di più dirompente della magia?
E’ proprio l’elemento magico a frantumare lo schema patriarcale consolidato nella famiglia araba protagonista del lungometraggio d’esordio di Omar El Zohairy, Feathers, già vincitore del premio della Critica all’ultima edizione di Cannes.

Sin dalle primissime immagini lo spettatore piomba in uno scenario di totale desolazione: all’interno di un appartamento fatiscente, un uomo di mezza età si atteggia da padre padrone nei confronti della moglie e dei figli, trattando in particolare la coniuge come una figura subalterna. L’uomo è sempre al centro di ogni inquadratura, la donna invece letteralmente ai margini, in silenzio, ad occhi bassi. Anche al di fuori delle mura domestiche la situazione non è migliore: negli esterni, i personaggi si muovono tra rovine e macerie fumanti, in un contesto da inferno dantesco, quasi a simboleggiare una società sfaldata e in inesorabile declino. Lo sporco e lo squallore del paesaggio arriva a permeare anche gli ambienti chiusi, quasi a non dare possibilità di scampo ai protagonisti.

A smuovere una situazione ormai incancrenita, ecco l’inatteso: durante la festicciola di compleanno del primogenito, due maghi improvvisati invitano il capo famiglia ad entrare in una cassapanca e ne fanno uscire un pollo. Il numero risulta essere però irreversibile, con sommo sbigottimento di tutti i presenti.
L’espediente surreale permette alla donna di acquisire un ruolo improvvisamente centrale all’interno del nucleo familiare, e consente al giovane regista di iniziare ad utilizzare le carte dell’ironia sottile e del paradosso per effettuare una delle critiche più argute della società contemporanea egiziana. La trasformazione del marito in pennuto non sarà nemmeno l’episodio più inverosimile di tutta la vicenda: da quel momento in avanti infatti la donna si imbatterà in incontri improbabili ed in situazioni kafkiane. Come una novella eroina, la nostra sarà costretta ad acquisire sempre maggior autorità ed indipendenza, iniziando a prendersi anche rivincite inattese.

El Zohairy ci regala un ritratto femminile tra i più incisivi degli ultimi tempi: il suo è un grido di protesta contro logiche medievali eppure attualissime, ma soprattutto un inno all’emancipazione femminile in tutte le sue forme. La mano del regista è sempre misurata, e i movimenti di camera sono spesso assenti: l’unico elemento in progressivo movimento è proprio la protagonista, determinata a conquistarsi il suo posto nel mondo. Il tono prevalente è quello dell’understatement di ispirazione britannica, caratterizzato da dialoghi sintetici e privi di retorica, il tutto sempre con un retrogusto amaro. A sorprendere è l’inaspettata maturità di un giovane autore poco più che trentenne, uno sguardo critico (già osteggiato in patria) da tenere sicuramente d’occhio anche in futuro.

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