[TFF39] THE DAY IS OVER | The Script Is Over

Regia: Rui Qi

Anno: 2021

Produzione: Cina

una recensione a cura di Alessandro Cellamare

In una suadente videostoria del cinema, The Story of Film: An Odissey, il regista Mark Cousins, raccontando del passaggio dal dramma classico al neorealismo, evidenzia il principale sgancio rispetto al passato: «se Hitchcock diceva che il cinema era come la vita senza le parti noiose, Zavattini e i neorealisti suggeriscono che la vita è proprio le parti noiose». Era l’epoca della de-drammatizzazione. «Abbiamo una fiducia illimitata negli avvenimenti, nei fatti e nelle persone», diceva Zavattini, e se prima uno sciopero era un pretesto per raccontare una storia, dopo, è lo sciopero stesso a diventare il centro dell’attenzione, la situazione in cui restare a guardare con una lente dettagli, episodi, individui.

Ladri di biciclette

Questa enorme trasformazione, che mise le basi per una delle correnti più segnanti della storia del cinema e diede origine a grandi capolavori, principalmente italiani, deve aver costituito anche la giustificazione e spinta per molti presunti autori ad imbastire storie inutili, fiacche e prive di carattere, forse fraintendendo il “noioso” di Zavattini e con la sola pretesa del “racconto del reale”, senza l’intervento del “posticcio melodramma americano”, dimenticando che prendere in mano una camera e registrare quattro tenere bambine che passeggiano per le campagne non è automaticamente cinema realista, né neorealista, né postrealista.

Questi stessi autori presumibilmente non accolgono né si accorgono che fu il focus a cambiare e non l’importanza della sceneggiatura, e che in nessun momento in Ladri di biciclette si avverte una qualche defaillance nel ritmo, l’attenzione dello spettatore sempre vigile nel seguire le vicende di un padre e un figlio alla ricerca dell’oggetto perduto; e che tanto non è un miracle dovuto alla semplice e genuina “rappresentazione del reale” contro la “spocchiosa narrazione tradizionale USA a base di facili trappole emotive”, ma frutto di una cura del raccontare che resta sempre e comunque la chiave di uno storytelling – indipendentemente dall’osservato – anche di stampo (neo)realista, dove persino i tempi morti hanno una funzione ossea e rientrano in uno schema equilibratissimo, che lo si colga o meno.
Questo è The Day Is Over e tanto cinema pseudorealista (soprattutto orientale) che infesta i festival e talvolta le sale.
Il film di Rui Qui recupera nell’ultima parte come chi cerca di studiare tutto gli ultimi giorni prima dell’esame, e chiude con un finale elegiaco.
Ma è troppo tardi per scappare.
Ti ho visto, mascherina.

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