THE EVENING HOUR | Senza via di uscita: il declino della provincia americana

una recensione a cura di Liliana Giustetto

Affascinante, depressiva, profonda provincia americana.
Cole, un ragazzo di buon cuore, che interpreta, a modo suo, la solidarietà e l’amore per il prossimo.
Si occupa dei nonni e degli anziani ospiti della casa di riposo dove lavora e dove riesce a procurarsi psicofarmaci e antidolorifici che vende ai concittadini che ne hanno necessità. Ma il suo non è un vero commercio. È più un riequilibrare le ingiustizie sociali.
Gli spacciatori locali lo tollerano fino a che non tenta di aiutare un vecchio amico nelle grane per lo spaccio di eroina.
Qui tutto l’equilibrio si spezza e lui si ritrova a dover fuggire, con l’appoggio della polizia, a cui ha dovuto dare informazioni. Come lui altri coetanei devono lasciare la città perché invischiati in giri pericolosi.
Tutto il sogno americano qui si schianta di fronte a una realtà completamente immobile che fa languire le persone anziane e priva di ogni futuro i giovani.

Stranamente, in più di una situazione sono proprio i più giovani ad occuparsi degli anziani, in quanto gli adulti sono troppo occupati a pensare a se stessi cercando di non vedere cosa li circonda.
Le fughe più comode sono per tutti l’alcol e le droghe.
Un modo come un altro per anestetizzarsi, senza dover pensare alla propria vita che sta finendo in maniera squallida o che sta correndo verso il fallimento di tutte le speranze.
L’unica cosa bella è l’elemento naturale che è incredibilmente rigoglioso senza pur offrire alcuna possibilità di sviluppo economico, dopo il fallimento della miniera locale.
Il protagonista ci crede, crede di poter tenere i fili di tutto senza dover mai rendere conto, perché vive come in una bolla. Come se, continuando ad affannarsi dietro a tutte le sue occupazioni lecite ed illecite, riuscisse a non pensare alla propria vita.
Una madre che ha dovuto abbandonarlo perché cacciata dalla famiglia, dopo aver avuto lui come figlio del peccato.
Un nonno predicatore, ossessionato da satana, che lo ha speventato a morte nella sua infanzia, una nonna dolce e remissiva che lo ha cresciuto come un figlio, una fidanzata che non riesce a rinunciare alla droga per lui.
Dei soldi che guadagna con il traffico di sostanze, in pratica, lui non sa che farsene.
Servono quasi solo per dargli l’illusione di valere qualcosa.
Ma lui è forse la persona di maggior valore di tutta la comunità piegata da una recessione economica e morale che non dà scampo.
Ottima la fotografia, molto realista.
Buona la recitazione e particolarmente interessante l’ambientazione hillbilly.

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