Tutti Frutti: Agosto 2021 | A Glance On

un rapido sguardo alle visioni di agosto 2021

Come un gatto in tangenziale - Riccardo Milani, 2017

“Una risata vi seppellirà” è il primo pensiero conclusa la visione di Come un gatto in tangenziale. Risata amarissima nel toccare con mano che le profonde divisioni tra classi spaventano anche chi sulla prevenzione del disagio e della povertà imposta il proprio lavoro intellettuale. Cosa accade quando la verace realtà popolare incrocia le vite arroccate dell’intellighenzia di sinistra? Strepitosa la Cortellesi che gioca con le inflessioni dialettali come fa un gatto con un gomitolo di lana.

Tatjana Giorcelli

Gruppo di famiglia in un interno - Luchino Visconti, 1974

Altra opera anomala per l’audace Burt Lancaster, in un titolo pinteriano, straniante, spiazzante, dalle forti ambiguità (omo)sessuali e grande senso pittorico. Gruppo di famiglia in un interno racconta di un’invasione fisica e mentale che svuota, rigenera e uccide. Zoppica qua e là.

Alessandro Cellamare

Il fiume rosso - Howard Hawks, 1948

Il fiume rosso è un western che corrobora la struttura classica del genere di epica e introspezione, ma senza eccessi su entrambe le linee. Al termine della lunga metratura si avverte con piacere lo strascico del tempo narrativo trascorso, e l’insolito finale sembra la firma di un mattacchione.

Alessandro Cellamare

Madre - Bong Joon-ho, 2009

Complice il recente successo globale, è ormai un’abitudine visionare le opere di Bong Joon-ho procedendo a ritroso: ma è subito riconoscibile lo stile accattivante, interrogativo ed ironico in un noir-poliziesco fatto di personaggi al limite della plausibilità e sapienti colpi di scena. Se il titolo non bastasse, il ballo inaspettato ed arcaico della Madre, mostra fin dall’incipit chi sia il vero generatore, vettore e vittima delle forze del film; compresa la “memoria”, tema cardine, che, sfuggente, ricorre.

Ikarie XB 1 - Jindřich Polák, 1963

Superati i limiti interpretativi (e non i tecnici) dell’opera, Ikarie XB 1 resta un’opera la cui maturità si avverte a fine corsa, dopo una prima parte insolita, ai limiti di una nouvelle vague nello spazio, e una seconda che sfocia in due passi nel mistero alla 2001 e Solaris.

Alessandro Cellamare

Crudelia - Craig Gillespie, 2021

Ci sono film che segnano la fine dell’infanzia e di tutto ciò a cui abbiamo creduto da bambini: Cruella sradica il mito della cattiva cattivissima, la rende umana e – con buona pace dei cinofili – ci fa gioire davanti al suo cappotto di (finti) dalmata. Ci mette davanti ad una storia di abbandoni, di tentativi di rivalsa e madri che farebbero impallidire le migliori matrigne cattive Disney. Cruella ha tutti gli accessori per diventare un classico indimenticabile: una storia contemporanea senza intoppi con tanti rimandi ai classici, due Emma indimenticabili e
cattivissime, abiti di scena mozzafiato, una colonna sonora che spazia dai Beatles agli Zeppelin, da Bowie agli Stones in una Londra che evolve con l’evolvere della storia! Non mancano dalmata antipatici e bastardini amorevoli! Da guardare fin oltre i titoli di coda alla James Bond.

Tatjana Giorcelli

Marx può aspettare - Marco Bellocchio, 2021

Nitidamente ci si accorge di quanto aderente sia stato Marco Bellocchio al principio della “caméra-stylo”, uno dei fondamenti della Nouvelle Vague francese, attingendo nel bacino della propria vita e riproponendone frammenti sullo schermo, film dopo film.

Momenti di commozione e momenti esilaranti, costruiti attraverso il variegato sguardo-documento della famiglia del regista, restituiscono una piccola fetta di storia, un dramma privato mai del tutto assorbito e, simultaneamente, le risonanze del suo cinema. Nuovo, personale ed intimo, a partire dal titolo.

L'infanzia di Ivan - Andrej Tarkovskij, 1962

Visionario e straniante, L’infanzia di Ivan si struttura in forma teatrale, in esterni e interni, grazie a campi stretti, primi piani, contrasti espressionisti e una scrittura semplice e ficcante. Ogni sequenza è un gioiellino visivo onirico anche quando parla di cruda realtà.

Alessandro Cellamare

Il gigante - George Stevens, 1956

Una saga. Emozionante la presenza di un mito ineguagliabile. Unica la performance di una stella indiscussa del cinema. Perfetta ed insostituibile la descrizione restituita dall’obiettivo della macchina da presa. Allo stesso tempo, un film che, passato alla storia, ora accusa il peso del tempo.

Irréprochable - Sébastien Marnier, 2016

Irréprochable è un film sottotono ma furbo, che dissemina deviazioni e inquietudini per giocarsi bene le carte sul finale. Non esplode mai, ma centra obiettivi angoscianti qui e là, finalizzando l’efficace costruzione di una protagonista insana e disfunzionale di cui aver paura.

Alessandro Cellamare

King Kong - Merian C. Cooper & Ernest B. Schoedsack, 1933

Fu un enorme successo e diede i natali a Kong, personaggio, poi, cinematograficamente leggendario. Asciutto, senza fronzoli, ogni scena muove direttamente al nocciolo.

The Thin Blue Line - Errol Morris, 1988

Affascinante film-doc sulla linea di The Jinx che, lavorando su un vero caso criminale, crea un mystery-noir che nulla ha da invidiare alle controparti di finzione. Ottima scelta delle inquietanti musiche di Philip Glass per invitare al sospetto e alla paura.

Alessandro Cellamare

Jeffrey Epstein: soldi, potere e perversione - Lisa Bryant, 2020

Scrittura equilibrata e storia non priva di fascino per la serie doc Netflix su Jeffrey Epstein. Mancano raffinatezze registiche, ma è una scaletta avvincente attorno a un uomo enigmatico e manipolatore. Ai margini ma non meno agghiacciante la bellissima Ghislaine Maxwell.

Alessandro Cellamare

Morte a Venezia - Luchino Visconti, 1971

Epidemia ed assenza di contatto fisico, temi essenziali, calzano a pennello in tempi in cui l’abitudine ce li fa percepire come consueti. Ma non sono i soli. Fin dall’approdo dell’Esmeralda nella Laguna si svela un film fatto di poche parole a favore di sguardi, musica ed inquadrature formidabili. Ingredienti di un’opera poetica e coinvolgente in cui ogni eccesso non appare mai fuori luogo. La febbrile ed irrefrenabile parabola compiuta dal protagonista Gustav von Aschenbach, che mette a repentaglio ogni previa convinzione, resta viva ben oltre i titoli di coda.

Giù le mani dai gatti: caccia a un killer online – Mark Lewis, 2019

Don’t f**k with cats è il simbolo della caccia moderna, quella che si dispiega su quel web che, nella sua incondizionata libertà, concede a chiunque persino di diventare detective e incastrare criminali. Si inizia dai gattini, si finisce in tragedia. Lui gelido, la madre macabra.

Alessandro Cellamare

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