Tutti Frutti Aprile 2022 | In Onda

un rapido sguardo alle visioni di aprile 2022 tra sale e streaming

The Northman - Robert Eggers, 2022

Tra Conan il barbaro e una tragedia greca, Eggers sforna un filmaccio che accontenterà (forse) solo i palati d’amianto dei fan de Il Trono di spade. Senza tensione, è un pasticcio insalvabile, tra derive mistiche e goffe interpretazioni.
John Milius, puniscili tutti!

Alessandro Cellamare

Metal Lords - Peter Sollett, 2022

Quando la passione supera l’inesperienza e l’incapacità, qualcosa, comunque, si può fare. Una “School of Metal”, senza nessuno a far da maestro se non il gotha dei padri metallari. Un teen movie che ha il pregio di non farci vedere solo delle facce giovani carine e americane, ma delle facce credibili nella loro ordinaria fisionomia di liceali in cerca di un’identità.
Una notevole colonna sonora che si apre e chiude con i Black Sabbath.
E War Pigs con il violoncello a fare la traccia vocale di Ozzy Osbourne, vale il biglietto del film.

Elena Pacca

La figlia oscura - Maggie Gyllenhaal, 2021

‘I figli sono una responsabilità schiacciante’ dice la quasi cinquantenne Leda (Olivia Colman) a Nina, una giovane madre (Dakota Johnson) che ha conosciuto sulla spiaggia dell’isola greca dove sta trascorrendo la sua solitaria vacanza.
In queste parole è racchiuso il dilemma del suo passato: il conflitto fra la volontà di aderire all’immagine di una ‘brava madre’ e l’istinto di realizzare se stessa, come donna e come studiosa.
E di fronte a Nina e alla sua bambina avida di attenzioni, Leda è inevitabilmente sopraffatta dai ricordi. Alla splendida Olivia Colman fa eco, in flash back, una giovane e tormentata Leda, interpretata egregiamente da Jessie Buckley.
Il dubbio della protagonista di essere una madre ‘snaturata’ si concretizza così nel film sui loro volti e in immagini simboliche (la bambola, i vermi, gli insetti, i serpenti fatti con la buccia delle arance) che trasmettono il tormento, le ossessioni e gli ambigui risvolti dei sensi di colpa. Le immagini si fanno veicolo per riproporre una spinosa e sempre attuale questione sociale, sfiorano la dimensione psicologica, lasciando da parte ogni sentimentalismo.
La regista è una donna, ça va sans dire. Si tratta dell’esordiente alla regia Maggie Gyllenhal che ha affrontato l’arduo compito di visualizzare l’immaginario di Elena Ferrante e del suo romanzo, riuscendo a fare tutto sommato un buon lavoro.

Donatella Ramondetti

Lamb - Valdimar Jóhannsson, 2021

Un orrore di grande impatto visivo ed emotivo, nella prima parte Lamb risuona di Shining per le solitudini e i silenzi venefici. La rivelazione a metà è precaria in efficacia, ma, superata, lascia vincere il terrore della normalità di fronte all’assurdo.

Originale e da vedere.

Alessandro Cellamare

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