Tutti Frutti Ottobre 2021 | Fuori Onda

un rapido sguardo alle visioni di ottobre 2021 tra recuperi tardivi e vecchi titoli

Viridiana - Luis Buñuel, 1961

Viridiana è una via crucis, un percorso fatto di tappe puntellate da fede, sessualità, fiducia, tradimento, violenza, virtù, mostruosità, ambiguità, tutto nel segno beffardo di Buñuel, che ricorda il Ferreri de La grande abbuffata. Paradiso e Inferno per finire in Purgatorio.

Alessandro Cellamare

La città perduta - Jean-Pierre Jeunet & Marc Caro, 1995

La città perduta di Jeunet e Caro è un film decorativo nell’accezione migliore della parola. E’ fiaba, viaggio onirico, incubo colorato per bambini, presepe vivente. Si regredisce in un mondo fantastico che nulla ha da invidiare ai migliori Gilliam e Wes Anderson. Imperdibile.

Alessandro Cellamare

Tumbbad - Rahi Anil Barve, 2018

Favola fantasy/horror di stampo mitologico con morale annessa, Tumbbad è un titolo non disprezzabile, nonostante gli approcci infantili indiani su CG e interpretazioni. Vanta scenografie di cura quasi coreana e un buon impianto sonoro e musicale. La terza parte vince.

Alessandro Cellamare

Black Summer [s01] - Karl Schaefer & John Hyams, 2019

Black Summer [s01] ha il merito di scegliere un focus differente dai soliti zombie-movie. Frammentandosi in racconti di uomini e donne e lasciando in secondo piano le creature, crea intimità e familiarità. Peccato il merito cada progressivamente e il tutto diventi dimenticabile.

Alessandro Cellamare

Riders of Justice - Anders Thomas Jensen, 2020

Spiazzante lavoro danese, attraversa i generi costruendosi a piccole dosi in una storia d’amicizia fra esseri umani soli e difficili. Si termina la visione con la sensazione di aver assistito alla nascita di una famiglia, trasversale ai sessi. A tratti poetico.

Alessandro Cellamare

The Human Voice - Pedro Almodóvar, 2020

La dialettica ossimorica tra realtà e finzione si perpetua tra l’algida rappresentazione di Tilda Swinton e la visceralità – assai più affine alla drammaturgia almodovariana – di un distacco doloroso, quanto il venir meno di un universo amoroso – ritenuto non solo possibile ma realizzato sino a quel momento – intenso, passionale, pieno, raro, autoavverante come una fortunata profezia. Nel compassato tentativo di occultare emozioni dirompenti sacrificando un’impercettibile mimica facciale che tende la pelle in uno spasimo contenitivo e costrittivo che sembra sempre in procinto di strapparsi c’è la chiave di un’interpretazione in qualche misura dolente e liberatoria, risolta con un fuoco distruttore che brucia tutto e annienta quella sorta di corredo sentimentale che ci si porta in dote – oggetti, abiti, consuetudini, suppellettili, arte, bellezza, memoria scritta e non, viaggi, sogni – che non può essere dilapidato in un istante se non con un atto radicale e irreversibile.

Elena Pacca

Operazione terrore - Blake Edwards, 1962

Grande cura e regia delle immagini, ai limiti del feticismo hitchcockiano, Operazione terrore è un elegante lavoro di stoffa che soffre solo di una suspense troppo delicata. Manca di ferocia e crudeltà, sembrando orientato ai meno adulti. Tema musicale e incipit memorabili.

Alessandro Cellamare

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