Tutti Frutti Settembre 2021 | A Glance On

un rapido sguardo alle visioni di settembre 2021

Il giorno sbagliato - Derrick Borte, 2020

Cinema d’inseguimento che non calamita. Non lo fa per colpa di una scrittura povera e infantile, non lo fa per colpa di un Russell Crowe poco credibile nella sua ferocia, molto più vicino al Walter Sobchak de Il grande Lebowski – ma Il giorno sbagliato è un thriller. Usa e getta.

Alessandro Cellamare

Boy Meets Girl - Leos Carax, 1984

Borderline tra narrazione tradizionale ed emotiva, Boy Meets Girl è una sorta di nuova nouvelle vague dove a parlare sono sequenze evocative che, per suggestione, costruiscono un viaggio che scavalca le parole e arriva direttamente al sentire. Avanti rispetto ai tempi e geniale.

Alessandro Cellamare

Il gioco del destino e della fantasia - Ryūsuke Hamaguchi, 2021

Frammenti di un discorso amoroso. In un Giappone meno prevedibile e iconografico, che scalza di prepotenza un’idea algida e rigorosa, attraversiamo tre storie. Tre episodi slegati fra loro ma uniti da un dispositivo di misunderstanding che innesca un vissuto emozionale declinato attraverso una verbalizzazione fitta ed intensa ma mai eccessiva o superflua. I personaggi non si parlano addosso, ma necessitano di un interlocutore dedito all’ascolto in una reciprocità di intenti che alimenta il racconto e costituisce la chiave del film. Rohmer, in primis, ma anche Ozu, Linklater, Gondry riecheggiano nella sensibilità di un autore che sa estrarre con delicatezza quante più sfumature da piccole storie che seguono una grammatica sentimentale che attinge da un idioma universale – intellegibile a Oriente come a Occidente – in grado di annullare le distanze geografiche, culturali e semantiche.

Elena Pacca

Marx può aspettare - Marco Bellocchio, 2021

Sobriamente intimista, a tratti quasi sornione, Marx può aspettare apre un album fotografico /tableau vivant che narra una storia familiare intergenerazionale sedimentata nel tempo. Indimenticata ma vissuta e messa in scena con la giusta distanza nell’ottica di ricomporre un cerchio di omissioni, non detti, alterazioni create per sopravvivere a un lutto inspiegabile come può essere un suicidio che accade quando tutti gli altri componenti sono impegnati in un mondo parallelo concitato e frenetico in cui chi si ferma è perduto. Un atto d’amore a ciglio asciutto che proprio per quello penetra profondamente nell’intimo di una famiglia che, come tante, si è trovata a essere infelice a modo suo.

Elena Pacca

Fargo [s04] - Noah Hawley, 2020

Incartamento molto curato, dalle scenografie ai dialoghi, passando per personaggi simpatici(ssimi), e c’è sempre l’irresistibile stile coeniano, ma dov’è la storia indispensabile? Sembra un elefante che ad ogni fine sequenza partorisce un topolino.
Godibile comunque.

Alessandro Cellamare

Penance [s01] - Kiyoshi Kurosawa, 2012

Una miniserie TV in un montaggio completo di più di quattro ore.
A seguito dell’uccisione violenta di una bambina, quattro sue compagne di scuola, accusate dalla madre di lei di non saper ricordare i particolari che hanno visto, devono subire una penitenza per non essere state capaci di aiutare nella soluzione del caso.
Quattro penitenze esemplari e la discesa verso il baratro dell’annientamento.
Kiyoshi Kurosawa, notoriamente bravo nel genere, monta cinque episodi, ognuno angosciante a modo suo.
Scene tragiche, grottesche, tragicomiche che prendono via via una forma verso il chiarimento dei misteri e la catarsi del finale.
Fotografia perfetta ed uso interessantissimo delle musiche e degli effetti sonori.

Liliana Giustetto

Beckett - Ferdinando Cito Filomarino, 2021

Beckett, come pochi, è un efficace esempio di survival affondato in un mondo quotidiano semplice, povero e spesso estraneo, vicinissimo alle realtà “vere”, senza spettacolarità. Pecca di ripetitività nella formula e almeno un eccesso, ma fila.
Da vedere.

Alessandro Cellamare

Il gioco del destino e della fantasia - Ryūsuke Hamaguchi, 2021

Il racconto di un’amica, la lettura di una studentessa, la confessione di un’estranea sono parte del cuore di un film al femminile, fatto di sole capacità teatrali del tutto sufficienti a rapire lo spettatore. E pare lucido Ryusuke Hamaguchi nello scrivere e dirigere un’opera sulla casualità e sulla narrazione, dal titolo tanto didascalico quanto esplicativo. Elegante ed a tratti commovente, senza apparentemente averene la velleità, penetra l’immaginazione come fosse burro.

Josep – Aurel, 2020

Pagina vergognosa della storia francese del secolo scorso, i campi di concentramento per gli spagnoli in fuga da Franco sono raccontati attraverso l’avventura e i disegni di Josep Bartolí. Animazione deliziosa, essenziale e quasi statica per una storia un po’ sottotono.

Alessandro Cellamare

King of Peking - Sam Voutas, 2017

Un padre squattrinato (Big Wong) che non vorrebbe perdere la custodia del figlio. Un figlio fin troppo maturo (Little Wong) che dapprima sposa e poi asseconda le iniziative del padre. Film d’evasione che tenta di parlare di cinema attraverso il rapporto tra i due protagonisti ma vi riesce solo in parte. Tuttavia, complici alcune trovate, non affatica.

Paterson – Jim Jarmusch, 2016

Ancora un viaggio urbano, di un uomo che pensa, scrive poesie e cammina, con o senza bus. Lungo il percorso piccoli mondi, conversazioni attorno a un bicchiere, una panchina, un letto. Quasi malickiano, gli manca solo maggior carattere nei singoli, monadici episodi.

Alessandro Cellamare

Charlie Says – Mary Harron, 2018

Una suadente ricostruzione degli anni 60 attraverso le bocche e i ricordi delle “pazze di Manson” è il proscenio di un film pacato che immerge lo spettatore in un credibile e quasi convincente mondo alternativo fino a svegliarlo con dei massacri. Crepuscolare.

Alessandro Cellamare

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