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VENEZIA 79 | Las Leonas

Regia: Isabel Achaval, Chiara Bondì

Anno: 2022

Produzione: Italia

una recensione a cura di Elena Pacca

Avere cura degli altri è condizione portante per badare a sé stesse. 
Una storia corale che si fa omogenea quando le singole, diverse componenti, diventano squadra. 
Una storia di emancipazione silenziosa ma pervicace, quella delle “mujeres luchadoras” – badanti, baby sitter, domestiche – nobilitata dal lavoro. Un lavoro a volte duro, che spacca la schiena, a volte alienante perché non si esce dalle quattro mura di un appartamento, Un lavoro che impegna dal lunedì al sabato lasciando come unico spazio di libertà la domenica, in cui si gioca il torneo di calciotto Las Leonas – momento di aggregazione che fa emergere prepotente il senso di identità di ciascuna proprio grazie alla forza di appartenenza del gruppo – dove le compagini femminili, per lo più sudamericane, si sfidano per la conquista dell’ambìto trofeo, sostenute dal pubblico e dalla web radio Vox Mundi, emittente romana che trasmette in lingua spagnola. 

Las Leonas è un docufilm che raggiunge un mirabile equilibrio tra rigore e sentimento. Con un altrettanto accorto equilibrio fra le parti, nessuna prevarica nessuna. È merito delle protagoniste e dello sguardo ultrasensibile delle registe Achával e Bondì non aver creato sovrapposizioni o ridondanze e aver dato voce, con una partitura dai tempi perfetti, all’unicità di ciascuna, Ana, Melisa, Vania, Bea, Elvira, Joan, Siham e le altre.

Una comunità poco scandagliata, quella latino americana, approdata in una città come Roma ricolma delle vestigia e di un vissuto di storia enorme e soverchiante che fa dire però che il posto più bello è Torpignattara per i murales, la vita notturna, la musica, la gente per strada, o che la vita è comunque bella, anzi bellissima e che si deve stare con chi fa stare bene e andare oltre chi ci fa stare male. Nonostante la lontananza, e nel loro caso la distanza, che è triplice, fisica, geografica e temporale perché sono anni e non giorni o mesi che le separano dai propri affetti e da quella che per loro è “casa”.

Las Leonas img 1 elena

Nella sua disarmante semplicità un messaggio chiaro, viscerale nel senso più intimo del termine, politico, che, ripeto, nobilita il lavoro, testimoniato sullo schermo con estrema naturalezza. Che evita, su un terreno insidioso come un tackle, di scivolare nel “colore” folkloristico, all’internazionalismo di facciata, nel paternalismo rassicurante. Sogni, aspirazioni, diritti, dignità, orgoglio, rivendicazioni sono elementi costitutivi della storia e vengono schierati in campo come componenti di una formazione che è percorso e crescita. Las Leonas dribbla la faziosità di un film a tesi animato da spirito di crociata. Si tiene un passo indietro, non giudica, ma non sposta lo sguardo. E’ vigile e attento.

Ana “Pirlo” capitana e regista dell’Estrellita Juvenil (paradossalmente la squadra con l’età media più alta) afferma che nessuna deve sentirsi sminuita per ciò che fa, anche se non è quello che avrebbe voluto fare, o che farà per tutta la vita perché ciò che si dà agli altri non è mai tempo buttato. Un gioco di squadra che sfrutta la metafora calcistica asservendola agli intenti e non addotta a mero pretesto, funzionale alla storia. Le partite insegnano ad andare avanti, a essere leggere nonostante i chili/pesi di troppo che potrebbero ostacolare la corsa, a fare blocco ma sempre nei limiti del lecito per impedire di essere sopraffatti, a sostenere gli altri anche quando si è momentaneamente in panchina, a perdere, perché è l’altra faccia della vittoria, a essere orgogliosi di essere quello che si è e di aver dato il nostro meglio.

Si ride, si sorride, si pensa, si partecipa. In questi tempi di noncuranza, disattenzione e banalità, avercene di storie così. 
(Con un ringraziamento a Nanni Moretti, che si ritaglia un piccolo ruolo, e alla sua Sacher Film).

Las Leonas img 2 elena
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