VERSO IL SOLE | FilmInTasca: ragazz* sullo schermo

una scheda didattica e formativa a cura di Umberto Mosca

Il western movie di Michael Cimino, la sua ultima regia, uno straordinario omaggio al capolavoro della letteratura dei native indian Casa fatta di alba di Scott Momaday, pubblicato nel 1968, manifesto del legame sacro tra l’Uomo e l’ambiente naturale, inno all’identità pellerossa basata sul principio dell’identità tra il territorio locale e l’universo.
In un centro oncologico di Los Angeles il medico in carriera Michael Reynolds visita il sedicenne mezzosangue Brandon Monroe, detto “Blue”, ospite di un riformatorio. Le prospettive di vita del ragazzo, affetto da un tumore incurabile, sono inesistenti. Dopo aver appreso le intenzioni dei suoi medici, che vorrebbero studiarlo a loro piacimento ricoverandolo in un centro di terapia, Blue rapisce il dottor Reynolds e si dirige verso l’Arizona. La spiacevole situazione del medico è ulteriormente aggravata dal fatto che egli dovrebbe partecipare a una cena in cui sarà promosso primario del suo reparto, con somma felicità della moglie Victoria, che non vede l’ora di potersi permettere una villa elegante nella zona residenziale dei divi. La meta di Blue è una montagna dell’Arizona, dove uno sciamano dovrebbe saperlo guarire. Dapprima maldisposto verso il suo paziente, in un secondo momento Reynolds decide di aiutarlo nell’impresa, nonostante la polizia sia sulle loro tracce.

Il film è la storia di un viaggio attraverso le sterminate regioni del sud-ovest americano. Nel corso di tale viaggio il rapporto dapprima assolutamente distaccato e formale tra un medico e il suo paziente in fase terminale si trasforma in una straordinaria parabola di solidarietà e amicizia, ponendo in una luce radicalmente diversa la relazione tra l’uomo di medicina e il malato bisognoso di cure, in cui il primo non si limita a esercitare una funzione scientifica con oggettività e distacco, bensì partecipa al sostegno psicologico dell’altro, assumendosene la responsabilità diretta. Il film vuole essere, inoltre, una forte denuncia delle profonde differenze sociali nell’America di oggi, come dimostrato da un sistema sanitario che non si fa scrupoli a sfruttare segretamente la condizione del malato, in virtù della sua appartenenza a una minoranza sociale, senza che per questi vi sia alcuna possibilità di guarigione.

Al centro della storia c’è la sofferenza fisica e interiore di un adolescente minato dalla malattia. La sua sola speranza risiede nel raggiungimento di una località sacra alla tribù dei Navajo, il cui sangue scorre nelle vene del ragazzo. Un luogo che rimane sino alla fine sospeso tra la realtà e l’immaginazione, dato che la sua unica immagine si trova pubblicata su un libro che Blue ha rubato nella biblioteca della prigione. Un luogo necessario, tuttavia, alle domande che il ragazzo si pone circa il significato della propria esistenza, destinata a interrompersi così prematuramente. Si tratta di una manifestazione di fede e di religiosità che non può che risultare incomprensibile a un rappresentante della scienza abituato a pensare e a interpretare il mondo soltanto con strumenti e criteri di tipo razionale. Vedi lo scetticismo con cui Reynolds si rivolge all’anziana ricercatrice incontrata durante il viaggio, che da parte sua ha una pessima considerazione della medicina ufficiale e dei suoi rappresentanti, attenti solamente a non perdere tempo per non perdere i loro lauti guadagni.
Nella sua ricerca spirituale Blue diventa una guida preziosa per il suo accompagnatore. La compagnia del ragazzo permette infatti al dottor Reynolds di operare una vera e propria trasformazione nella sua scala di valori. Nella prima parte del racconto, infatti, il medico è interessato unicamente alla carriera professionale e alla promozione, con tutti i benefici in termini materiali che queste comportano. Ma poi, un poco alla volta, arriva a elaborare una sensibilità che lo porterà a comprendere le ragioni più profonde che spingono il suo compagno di viaggio. Così, di fronte alla sofferenza umana e al bisogno spirituale dell’individuo, qualsiasi capriccio legato al benessere economico rivela improvvisamente tutta la sua debolezza. Si rivela utile per il cambiamento radicale di Reynolds anche l’incidente del morso di un serpente a sonagli avvenuto subito dopo che egli ha pronunciato un monologo sprezzante nei confronti di una visione mistica della natura. Un discorso che, in un contesto naturale dal sapore magico come la sponda del Grand Canyon, sembra assumere la connotazione della blasfemia, che, come tale, viene punita dalla magia degli eventi.

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